Propongo la lettera di Francesco Zerilli apparsa domenica su Repubblica.
Sono un dottorando di ricerca (in biotecnologie industriali), titolare di borsa di studio all’Università di Milano-Bicocca. Nel mio caso, l’attività di ricerca tiene impegnato me e tutte le persone che conosco, miei amici e colleghi, dalle 8 alle 10 ore al giorno; a dispetto della definizione di “studenti” che impropriamente ci viene attribuita, il grado di impegno, le ore giornaliere, la nostra età e l’elevato livello di istruzione già raggiunto (quello massimo), non possono che obbligarci a prenderlo come un vero e proprio lavoro. Non mi spiego come è mai possibile che con l’ultima Finanziaria una borsa già incredibilmente esigua (825 euro) sia stata diminuita a 812 euro per effetto dell’aumento dei contributi previdenziali. Chi è in grado di spiegarmi come possano bastare non dico per mantenere una famiglia (non si sa mai…) ma quanto meno per affrancarsi dalla propria dopo 25 anni di sostegno? [...]
A questo punto vorrei chiedere quali sono i progetti di questo Governo (per cui peraltro ho votato). In quanto giovane, precario e lavoratore nella ricerca credo di essere citato in almeno tre punti differenti del programma dell’Unione come soggetto degno di attenzione e tutela da parte delle istituzioni: è più che ovvio che la “fuga dei cervelli” – molto giovani peraltro – verso paesi meno miopi di questo.
Nota: nel 2005 (ultimo dato disponibile) la soglia di povertà ISTAT per una famiglia di due persone era pari a 936,58 euro, ossia il 19% in più rispetto alla borsa di studio dei dottorandi di ricerca, il cui ammontare, stabilito da una legge del 1998, non è mai stato rivalutato.

Ma Mussi non aveva minacciato le dimissioni?
….Sono in pausa…dopo una mattinata da pazzi, qui in Amministrazione…
La scorsa settimana ho visto il programma di Santoro dove si parlava proprio della ricerca….e mi sono depressa a mille!!!
rivendico con orgoglio, oggi, a distanza di dieci anni, anzi: di più!, l’avere sbattuto in faccia le porte al MIO dottorato di ricerca ed al suo collegio di docenti, un dottorato vinto senza padrini e per questo abbandonato senza tutor(i).
Non ci sarà mai l’aumento in “borsa-paga”. Svanirebbero d’un sol colpo i ricattatori legacci dei baroni che trattengono con pie illusioni e vane speranza la maggior parte dei dottorandi all’intorno dei quali il solco che li separa dal mondo del lavoro cresce sempre di più fino a diventare insormontabile ostacolo.
…ma chi me lo fa fare!
… lo credevo anch’io…anzi no, poichè non rietro più tra i giovani precari. Io sarei una vecchia precaria quindi non esisto da nessuna parte.
Sarà che ci siam fatti prendere per i fondelli? Leggi e rabbrividisci: 39 anni a breve, co.co.co. (che per altro sarebbero anche stati aboliti ma che invece vengono ancora applicati nella pubblica amministrazione).
ed ora amministrative. Il problema è drammatico: non trovo più la sinistra.
Probabilmente inizia veramente a mancare un’idea si sinistra, un’etica di sinistra…
Ho 28 anni e, frequentando coetanei e non, mi capita di notare come ciò che inizia a mancare nella testa di molti è la consapevolezza del fatto che lo Stato debba garantire a tutti la possibilità di concorrere, nel senso di assicurare a tutti gli STRUMENTI necessari per poter cercare di realizzare i propri obiettivi.
Per quanto mi riguarda, lavoro presso l’Agenzia delle Entrate attualmente a Palermo; ho firmato il contratto a tempo indeterminato nell’ottobre scorso dopo un periodo di precariato di due anni e mezzo…in fondo mi è andata bene, ma questo non basta…
in merito alla “soglia di povertà”…o si decidono ad aumentare gli stipendi, oppure è il caso che l’euro torni ad essere leggero per il portafogli degli italiani così come lo era la lira….
Ma qui gli stipendi sono sempre gli stessi, (dimezzati rispetto alla lira) i prezzi sono aumentati (raddoppiati rispetto alla lira)…non c’è la possibilità del potere di acquisto e l’economia non gira…