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Archive for Settembre 2008

Galbraith aveva torto. Forse

Martedì 30 Settembre 2008 nicolabel 5 commenti

Il celebre economista John K. Galbraith sosteneva che “in America l’unico socialismo ammesso è quello in favore dei ricchi”, rilettura del vecchio adagio di Wall Street secondo cui “nessuno è ateo in punto di morte, e nessuno è liberista durante una tempesta finanziaria”. In effetti, la lettura del piano di salvataggio dell’economia USA elaborato dal Segretario al Tesoro dell’amministrazione Bush, quel Henry Paulson che fino ad avantieri era l’amministratore delegato di Goldman Sachs, lasciava intendere il piano fosse poco più che un paracadute in favore degli investitori finanziari poco accorti, rimasti vittime dell’avventurismo finanziario che essi stessi hanno contribuito a inventare.

L’acquisto da parte del governo federale degli Stati Uniti dei titoli-spazzatura il cui crollo aveva determinato – e sta tuttora determinando – il dissesto delle maggiori banche d’affari americane e di alcuni altri grandi player finanziari di livello mondiale, se da un lato avrebbe dato ossigeno ai bilanci delle banche attraverso un’anomala capitalizzazione a fondo perduto, d’altro canto costituiva un modo per creare con denaro pubblico (700 miliardi di dollari, ossia quanto l’intera guerra in Iraq) un sussidio in favore di investitori borderline, di chi cioè decide di correre grossi rischi con la speranza – in genere fondata – di trattenere gli utili, quando ci sono. Un vero e proprio doping del capitalismo, se accompagnato dall’assenza di misure e strumenti di regolamentazione in grado di ostacolare il ripetersi di simili contingenze. Come riportato da Federico Rampini, un appello pubblico elaborato da un gruppo di economisti americani ha bocciato senza attenuanti l’iniziativa del governo federale affermando che “indebolire le fondamenta stesse del mercato per placare dei dissesti nel breve termine è un’operazione disperata e miope”, in grado di minare i meccanismi su cui si basa la “distruzione creatrice” che secondo Schumpeter è alla base dei processi capitalistici. (Una panoramica piuttosto completa delle diverse posizioni espresse è comunque disponibile qui, e dà idea che gli entusiasti sono davvero pochi.)

E’ un bene, quindi che il pessimo piano Paulson sia stato affondato dal Congresso? Il panico a Wall Street, che oggi ha registrato un crollo del 7%, il più alto di sempre in un solo giorno, non mi sembra un indizio significativo, se è vero che i rischi di moral hazard insiti nel piano avrebbero favorito proprio gli investitori a breve termine che nelle Borse la fanno da padroni. E tuttavia prevedo che la bocciatura del piano, che era  stato forzatamente lanciato come un “prendere-o-lasciare” basato su motivazioni di emergenza che molti analisti reputano solo in parte vere, in capo a qualche giorno sarà superata da una sua approvazione, con correttivi minimi e insufficienti, proprio perché oggi quella condizione di emergenza si è avverata  con il  deludere le aspettative degli ambienti finanziari più esposti. La tempesta perfetta, insomma. Con buona pace delle parole d’ordine dei fautori del liberismo.

La mano che tiene la spranga

Domenica 14 Settembre 2008 nicolabel 42 commenti

Dopo gli incendi dei campi nomadi e qualche devastazione di troppo ai negozi gestiti da immigrati, l’uccisione a sprangate di uno “sporco negro” compiuta oggi a Milano segna la discesa di un altro gradino verso la constatazione che l’Italia è diventata un Paese dal razzismo latente. Secondo quanto emerge dalle prime indagini, la vittima aveva rubato un pacco di biscotti dal furgone degli assassini, che hanno reagito in modo scomposto al furto accompagnando con ingiurie di tipo xenofobo l’aggressione ai danni del ladro.

Secondo quanto la polizia ha comunicato “il razzismo non c’entra”. Non è tuttavia possibile derubricare questi episodi utilizzando ancora la retorica condanna di “un odioso crimine commesso da qualche imbecille”: l’accresciuta frequenza di eventi di questa natura, via via di gravità crescente, segnala che è il clima del Paese ad essere cambiato (ad essere stato cambiato: il complemento d’agente trovatelo voi). La lettura di alcuni commenti dei lettori nei forum aperti dai giornali online sull’omicidio di Milano non può che confermare l’impressione di una diffusa accondiscendenza verso le manifestazioni xenofobe.

A me per primo ieri sera è capitato di trasecolare di fronte ad una frase carpita occasionalmente da un capannello di persone che erano a poca distanza da me. Mi trovavo in piazza XX settembre a Mola di Bari, nel corso della festa patronale, quando dal palco è stato comunicato il ritrovamento del bambino di cui pochi minuti prima era stato segnalato lo smarrimento tra la folla. Pronta, una signora di circa 45 anni, curata nell’aspetto e dotata di una buona proprietà di linguaggio – piuttosto lontana quindi dal cliché del razzista zotico e ignorante (magari pure con croce celtica al collo) cui a lungo siamo stati indotti a pensare – ha commentato il ritrovamento confidando alle persone che erano accanto a lei che, “avendo notato la presenza di diversi zingari, aveva temuto che potessero essere stati loro a rapire il bambino“.

Dell’aria che tira in Italia parlano anche, a vario titolo: Piovono Rane e Nazione Indiana, Sucardrom e ScarletMilk, Frisbee e Mancio.

Buio Fitto

Giovedì 4 Settembre 2008 nicolabel 15 commenti

Dell’ex enfant prodige della politica pugliese, quel Raffaele Fitto che a 20 anni fu fu eletto consigliere regionale e a 31 presidente della Regione Puglia come papà, e che oggi è ministro per gli Affari Regionali, pochi mesi fa scrissise il federalismo fiscale verrà attuato, le sue fortune politiche in Puglia saranno compromesse“. In effetti, quel giudizio nascondeva anche la consapevolezza che la presenza in Consiglio dei Ministri dell’ex governatore potesse essere per lui l’occasione per accreditarsi come tutore degli interessi meridionali, e pugliesi in particolare, dalle ambizioni padanocentriche della Lega Nord. La delega agli Affari Regionali sembrava in questo senso la collocazione più opportuna per arginare il vento del Nord che i risultati delle elezioni avevano reso tumultuoso.

Non è stato così: dal politico di Maglie non ci si poteva certo aspettare l’autorevolezza, la capacità di mediazione o la visione strategica del suo più noto concittadino, ma in queste settimane si assiste ad una sua desolante prova di afonia di fronte alle molte decisioni del governo che toccano gli interessi della regione d’origine.

La prima è stata la comunicazione che né l’aeroporto di Bari, né quello di Brindisi sarebbero rientrati tra le “basi” della nuova Compagnia Aerea Italiana che prenderebbe il posto di Alitalia ed AirOne, con il probabile effetto della soppressione dei voli per Bologna, Genova, Torino, Venezia e Milano Linate, per parlare solo dello scalo di Palese, oltre alla gestione in regime monopolistico di quelli per Fiumicino e Malpensa. Si aggiunga a questo l’altrettanto probabile sospensione delle corse ferroviarie tra la Puglia e Torino e il declassamento ad Intercity (con conseguente aumento dei tempi di percorrenza) di tutti i treni per Roma e Milano. Non è finita: si apprende anche che il governo Berlusconi, per mezzo del CIPE, ha revocato il finanziamento della ferrovia ad alta capacità Napoli-Bari, condannando il tacco d’Italia ad un ulteriore isolamento e ostacolandone di fatto lo sviluppo economico e turistico.

Dalle pieghe dell’azione di questo “governo del fare” emerge inattesa un’ultima novità, di diretta competenza del dicastero per gli Affari Regionali eppure misteriosamente affidata all’ingegno creativo del ministro per la Semplificazione Normativa Calderoli: secondo la bozza del disegno di legge sul federalismo fiscale presentata oggi dal ministro leghista, per l’istituzione delle città metropolitane già previste dalla riforma costituzionale del 2001 sarà necessario che non l’area stessa, ma il suo capoluogo soddisfi dei requisiti minimi di popolazione. Requisiti che il disegno di legge governativo fissa misteriosamente in 350.000 abitanti. Un numero magico, forse? Non si sa, si sa solo che grazie a questa decisione, di sicuro avallata in Consiglio dei Ministri anche dal giovane ministro pugliese, dalle città metropolitane resta esclusa a sorpresa proprio Bari, che con quasi 350.000 residenti nel capoluogo e un milione nella città metropolitana non soddisfa i requisiti per qualche migliaio di abitanti e non avrà pertanto accesso ai finanziamenti previsti.

Averlo scoperto proprio il giorno in cui a tutte le famiglie baresi è distribuita la rivista sul piano strategico della Metropoli Terra di Bari non può che accrescere la consapevolezza che questo governo sta emarginando il Sud con il colpevole beneplacito dei suoi rappresentanti.