Non sono sicuro che i quesiti del referendum elettorale previsto per questa primavera siano la panacea di tutti i mali. Di più: non sono affatto sicuro che lo strumento referendario sia in sé sufficiente a garantire la necessaria compartecipazione dei cittadini alle scelte della politica.
Alla stessa maniera, non credo che 400 milioni di euro bastino ad una manovra economica per arginare la crisi: le emergenze non potrebbero certamente essere risolte neanche avendo a disposizione i fondi necessari a garantire sei mesi di cassa integrazione a 100.000 lavoratori precari, o ad assicurare un anno di social card a un milione di pensionati, o a pagare il carburante necessario alla circolazione di 50.000 pattuglie di polizia in più ogni giorno per un anno, e neanche per assumere insegnanti sufficienti ad estendere il tempo pieno a tutte le prime classi elementari d’Italia per quasi tre anni.
Però aiuterebbero.
E allora, ministro Maroni, perché lei vuole fissare il referendum il 14 giugno, ossia nella domenica compresa tra l’election day e il secondo turno delle amministrative? In quella data sarebbe impossibile raggiungere il necessario quorum, visto che i cittadini sarebbero chiamati alle urne tre volte in 15 giorni.
Ha qualcosa a che vedere il fatto che la vittoria del sì al referendum non conviene al suo partito?

….ovviamente….
Un saluto a tutti amici cari, parto per Milano martedì, si inizia una nuova vita, spero di tornare presto tra di voi, mi mancherete…