Fides aut Ratio, ovvero Valori non negoziabili
Proprio alla vigilia della Giornata Mondiale per la Disabilità, che si celebra oggi, la Santa Sede ha ribadito il rifiuto di ratificare la Convenzione sui diritti delle persone disabili delle Nazioni Unite perché agli art. 23 e 25 riconosce ai disabili parità di condizioni con gli altri cittadini nello sposarsi e “decidere liberamente e responsabilmente il numero di figli e il loro distanziamento temporale“, e nell’accedere a tutti i sanitari di assistenza e informazione sanitaria, incluso l’ambito sessuale. Secondo quanto la stravagante diplomazia vaticana afferma, la parità dei disabili con gli altri cittadini in questi campi significa che nei Paesi in cui sono ammessi l’aborto o i programmi di pianificazione familiare, la convenzione allargherebbe a nuove categorie di soggetti la possibilità di accedervi. E, si sa, la vita è un valore non negoziabile.
Valore non negoziabile è anche quello della famiglia, e per difendere quest’istituto la stessa Santa Sede ha deciso di non sottoscrivere la proposta che l’Unione Europea presenterà all’ONU allo scopo di depenalizzare ovunque l’omosessualità (che è reato in 90 Paesi, e in 22 addirittura punibile con la morte). In questo caso la motivazione ufficiale è ancora più astrusa: depenalizzare il reato per eliminare la discriminazione nei confronti delle minoranze di genere significa creare “nuove ed implacabili discriminazioni” nei confronti dei Paesi che non riconoscono le unioni tra persone dello stesso sesso. Come a dire: depenalizzare il consumo di alcool significa discriminare i Paesi in cui agli ubriachi non è permesso guidare gli autobus. O, se si preferisce, opporsi alla lapidazione delle adultere significa essere a favore dell’adulterio. Una follia logica, se non un consapevole primitivismo ideologico. Con buona pace dei troppi discorsi sulla razionalità della fede cristiana nei confronti dell’Islam, si assiste così all’ennesima alleanza tra fondamentalisti islamici e Vaticano, che preferisce coprirne i “crimini contro la vita” piuttosto che condividere il criterio tolleranza propugnato da quello stesso Occidente che si vuol far credere emanazione diretta del pensiero cristiano.
Di fronte a posizioni del genere si potrebbe scegliere il silenzio, evitando di fare da cassa di risonanza ad affermazioni indifendibili, oppure commentare come ha fatto ieri il teologo Vito Mancuso secondo cui, si resta “davvero raggelati da un papato che ci attendevamo arcigno, antiquato, fedele alla peggiore tradizione preconciliare” ma che ora, mettendosi “pubblicamente allo stesso livello [...] delle peggiori dittature” ha scelto la “strada senza ritorno” della “pura pratica di potere, conservazione di una eretica storia di dominio sulle terre, invece che di guida spirituale delle anime”: non è quindi un problema di volta in volta dei disabili, o degli omosessuali, o prima ancora delle persone in stato vegetativo, o delle coppie sterili, o dei malati di AIDS. E’ un problema che tocca chiunque viva in luoghi in cui la Chiesa pretende di dettare la linea alla politica.
Personalmente, prima di giungere a conclusioni troppo dure, attendo le mosse che di sicuro arriveranno presto da Oltretevere sul terzo valore non negoziabile, dopo vita e famiglia: la libertà di educazione dei figli. A quando la rinuncia unilaterale ai benefici per le scuole cattoliche, magari perché è negata loro la possibilità di dire che Darwin si è inventato tutto?
Update del 5 dicembre. Sono (quasi) un genio: la Conferenza Episcopale Italiana è intervenuta oggi sul terzo valore non negoziabile, ma per minacciare il governo italiano che ha tagliato i fondi (anche) per le scuole cattoliche. Il governo ha già promesso il ripristino dei fondi.

Secondo l’editorialista, compito dello stato è infatti “garantire la possibilità che i genitori di sinistra possano mandare i figli in scuole di sinistra, quelli liberali in scuole liberali, quelli cattolici in scuole di ispirazione cattolica, ecc.“, così che ciascuno riceva un’istruzione pienamente conforme alle convinzioni di chi lo ha messo al mondo, senza che venga corrotto dal contatto con coetanei e insegnanti di diversa estrazione culturale.
La scuola laica, per definizione, è “quella che presenta tutti i modelli di vita, in modo che lo studente scelga quello che più lo convince“. E tuttavia “un sistema scolastico che riesce ad avvicinarsi ad essere indifferente-neutrale e non propone e non valorizza nessuna cultura e nessun modello di vita, in realtà fa una precisa scelta culturale: quella del relativismo, in cui tutte le opzioni sono sullo stesso piano, e facilmente ingenera nello studente una visione relativista“. Discorso che non farebbe una grinza se solo venisse spiegata la ragione per la quale il pensiero liberale, cattolico, di sinistra sono degni di essere trasmessi e quello basato sulla presentazione della pluralità delle opinioni no.
Fu lui a imporre che fossero i parroci, e non i genitori, a scegliere i padrini dei sacramenti, così da interrompere il perpetuarsi di uno strumento mafioso per sancire alleanze e affiliazioni. Fu lui a lanciare la
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