Ahil’Italia
Dopo la Commissione Europea, il Vaticano, l’Unicef e l’ONU, anche il Consiglio d’Europa ha stigmatizzato il rischio xenofobo e di violazione dei diritti umani che le recenti misure in tema di immigrazione alimentano in Italia. Il Ministro dell’Interno, tuttavia, ha respinto stizzito e indignato queste accuse tanto da indurre Il Manifesto a titolare, inevitabilmente: “La rottura di Maroni”.
Ma al di là dell’accusa di violare la dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo e simili dettagli, queste restano giornate radiose per l’orgoglio italico. Pare infatti pronta la cordata, promessa invero già a marzo, che salverà l’Alitalia dal fallimento: ne faranno parte Carlo Toto della moribonda AirOne (che né per la flotta né per i conti è molto più in salute della compagnia di bandiera), nessun partner industriale estero, la più spregiudicata finanza nazionale con quel che ne consegue (Riva, Ligresti, Benetton, Colaninno, Marcegaglia). Il piano industriale ufficialmente non è noto, ma secondo le indiscrezioni i pilastri sono il mantenimento del doppio hub (una soluzione che nessuna compagnia europea ritiene sostenibile), la riduzione del personale del 25%, la creazione di una bad company che si accolli le aree in perdita continuando ad orbitare in area pubblica e di una new company, profittevole ed interamente privata, destinata ad un ruolo di operatore regionale.
Nel frattempo, anche Iberia e British Airways vanno verso la fusione, proponendosi per la leadership del mercato accanto ai gruppi AirFrance-KLM e Lufthansa-Continental-United Airlines. Ma l’Italia, si sa, è un Paese unico al mondo.
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