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Non possunt

sabato 10 febbraio 2007

«Che cosa si direbbe se fosse lo Stato che, per assurdo, dicesse: se la Chiesa non assume un tale o un talaltro atteggiamento, ciò rappresenterà uno spartiacque e peserà sul futuro (non dei rapporti reciproci, ma addirittura) dei rapporti interni alla Chiesa, tra le sue diverse componenti? E se facesse eventualmente intravedere interventi per favorire o contrastare questa o quella posizione che fedeli o sacerdoti potessero prendere, a seconda del gradimento riscosso?». Gustavo Zagrebelsky, già presidente della Corte Costituzionale, commenta così il duro editoriale apparso martedì su Avvenire a proposito delle unioni civili: un editoriale senza firma e pertanto ascrivibile direttamente alla posizione ufficiale del giornale, che è organo ufficiale della CEI.
Definendo la legge «uno spartiacque che inevitabilmente peserà sul futuro della politica italiana», i vertici della Chiesa hanno inteso parlare del futuro della politica italiana, e quindi non dei rapporti tra l’Italia e il Vaticano, ma direttamente della vita interna del nostro Paese. Tranchant il giudizio di Zagrebelsky: «mai come in questo caso i basamenti del Concordato hanno traballato».
Al costituzionalista non resta che concludere: «Che triste delusione, per chi crede in Gesù il Cristo o, semplicemente, ritiene che il messaggio cristiano sia comunque un fermento spirituale prezioso da preservare, il vedere la Chiesa di Cristo ridotta al tavolo d’una partita, tentata di usare la discordia politica tra i cittadini e i suoi rappresentanti, come se fosse arma lecita delle sue battaglie».
Mentre, in risposta ad Ezio Mauro − che si è provocatoriamente chiesto «è ancora consentito, nell’Italia del 2007, credere in Dio e votare a sinistra?» − lo storico cattolico Pietro Scoppola pone un’altra domanda: «Dove va la Chiesa italiana? […] Una Chiesa che parla dei pacs più che del mistero di Cristo morto e risorto e della sfida radicale che la sua presenza nella storia umana ha rappresentato e rappresenta farà fatica ad interessare a lungo le nuove generazioni. […] Una Chiesa come quella che ho appena descritto sarebbe fatalmente condannata alla irrilevanza».

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Categorie:Chiesa, Italia
  1. sabato 10 febbraio 2007 alle 21:33

    Un post che avrei voluto scrivere io.

  2. Frisbee
    domenica 11 febbraio 2007 alle 22:25

    Pietro Scoppola ha perfettamente ragione. Per fortuna, nella Chiesa ci sono tanti spiriti illuminati (laici e non) che ancora fondano la loro azione sulla diffusione del messaggio evangelico e non sulla politica di potenza o sulla potenza della politica (fate voi).

  3. lunedì 12 febbraio 2007 alle 12:31

    Ieri ho comprato l’Avvenire proprio per vedere l’atteggiamento verso i DI.CO. Ovviamente ho letto un chiaro integralismo che mi preoccupa!

  4. lunedì 12 febbraio 2007 alle 16:26

    certe situazioni logorano e non c’è «neanche un prete per chiacchierar!»

  5. mercoledì 14 febbraio 2007 alle 15:25

    Nicola, scusami se scrivo nei commenti a questo post riferendomi al tuo successivo. Ma il fatto e´ che alle parole da te riportate proferite da Buttiglione il miglior commento e´quello che adesso offre involontariamente il web-site: No Comments.
    Ed infatti … cosa e come commentare una frase del genere?
    no comments, please …

  1. lunedì 31 dicembre 2007 alle 17:36
I commenti sono chiusi.
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