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La briscola strana

mercoledì 21 febbraio 2007

Il governo Prodi è alla corda: e adesso? Abbiamo provato a rispondere guardando tutti i giocatori e andando oltre le apparenze e i tanti bluff.

La CdL (AN, Forza Italia e Lega), galvanizzata dai recenti sondaggi, accetterebbe difficilmente l’offerta di un governo delle larghe intese (tecnico o istituzionale) se non vendendo carissima la pelle. In pratica con un programma di destra ma uomini di sinistra nei posti-chiave, a fare da parafulmini del malcontento. Probabilmente il miglior viatico per accrescere la disillusione verso il centrosinistra e organizzare, di qui ad un anno, un ritorno stabile al governo solitario del Paese.

Per l’Unione, le elezioni anticipate si tradurrebbero presumibilmente in una sconfitta, mentre l’allargamento della maggioranza (sia alla sola UDC, sia a tutto il centro-destra) darebbe l’occasione per rinserrare le fila. Di converso, esso accelererebbe il processo di federazione delle sinistre (RC, PdCI, Verdi) notoriamente contrarie a cambi di maggioranza. Il rafforzamento della sinistra radicale, eventualmente privata di richiami espliciti al comunismo, è un processo fortemente contrastato dai DS, che vedrebbero crescere l’eventualità di una scissione interna e il ridimensionamento del proprio ruolo nel panorama politico. Paradossalmente, il Partito Democratico si avvicinerebbe.

Casini è in difficoltà, perché rischia di perdere la partita della leadership del centrodestra in ogni caso: per la Grosse Koalition il suo apporto è inessenziale ed è molto probabile che la CdL metta veti (ricordiamo che in Germania SPD e CDU alleandosi hanno emarginato Liberali e Verdi); se si appiattisse sulla richiesta di Berlusconi di elezioni anticipate e tornasse nella CdL dimostrerebbe assoluta incapacità di liberarsi dell’ex-premier; se invece corresse da sola difficilmente supererebbe la soglia di sbarramento al 10% prevista dalla attuale legge elettorale per le terze forze; se, infine, appoggiasse organicamente o dall’esterno un governo di centrosinistra perderebbe credibilità presso l’elettorato moderato. A meno che non scinda radicalmente il cordone facendo rotta stabile verso il Centro.

E se il futuro fosse la Balena Bianca? Sul tavolo restano poche carte coperte. L’ultima è la fine del bipolarismo all’italiana il ritorno della tradizione centrista, un progetto che per mezzo secolo ha assicurato alta stabilità politica e moderata conflittualità sociale. E pazienza per il Paese. Del resto gli ingredienti sono noti: neutralizzare Berlusconi favorendo la liquefazione di Forza Italia, amputare la sinistra radicale, ridimensionare le ambizioni golliste di Fini. Ma il tempo necessario ad aggregare gli eterogenei, da Fassino a Pisanu, non sembra essere così breve. E per contrastare questo disegno, i migliori alleati di Berlusconi stanno molto più a sinistra di D’Alema.

Ecco perché questa è una briscola strana, con troppi giocatori e alleanze liquide. Come i valori.

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Categorie:Italia, politica
  1. carlo
    giovedì 22 febbraio 2007 alle 11:32

    ti sbagli, perchè se un partito va da solo gli basta il 4%, il 10% se è una coalizione di più di un partito…

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