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Coincidenze

venerdì 16 marzo 2007

L’anniversario del rapimento di Aldo Moro, compiuto 29 anni fa dalle Brigate Rosse, cade quest’anno mentre un altro italiano, questa volta un giornalista, è nelle mani di un’organizzazione che, pur in un’altra storia e in un’altra geografia, crede alla possibilità di usare la violenza per i propri obiettivi politici. Mi sorprende, peraltro, che nella mentalità dei Talebani sia così difficile distinguere il ruolo di reporter da quello di spia, entrambi accomunati dalla ricerca di informazioni, sebbene così diversi siano i committenti e le finalità del mestiere. E’ la dimostrazione di quanto lavoro serva ancora per promuovere autenticamente la libertà di quel Paese e di quanto gli strumenti sinora messi in campo siano inadeguati al raggiungimento degli obiettivi dichiarati.

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Categorie:mondo
  1. lunedì 19 marzo 2007 alle 16:34

    scendere a patti con i criminali a volte è necessario.
    29 anni fa si decise di no.
    Oggi si è deciso il contrario.
    Certo, vanno contestualizzati gli eventi agendo con la coerenza dei comportamenti. Mastrogiacomo finalmente é libero. E i soldati spero presto finalmente via dall’Afghansitan: quanto vorrei che al mio Paese venissero risparmiate innanzitutto vite umane, ma anche risorse economiche e, perchè no? ridicole figure di m…. stile paese di Pulcinella di cui proprio non riusciamo a fare a meno!

  2. lunedì 19 marzo 2007 alle 17:59

    Non ho capito: parli di figure da paese di Pulcinella in relazione al pagamento di un riscatto?
    Se è così, non credo comunque che l’Italia sia l’unico paese a scendere a patti per risolvere i rapimenti dei propri cittadini in zone di guerra. Non crediamoci più “furbi” della media…
    In ogni caso il confronto dei due rapimenti sotto il profilo delle concessioni ai rapitori non mi era venuto in mente. Senza entrare nel merito di scelte che immagino furono laceranti per chi le prese, spero davvero che questo confronto non venga in mente neanche ai familiari di Moro.

  3. martedì 20 marzo 2007 alle 14:02

    Mi pare intelligente e interessante la proposta avanzata dell’abolizione del blocco dei beni per le famiglie dei sequestrati. Lo Stato non può abdicare nè scendere a ricatti. Costi quel che costi. Sono 29 anni che qualcuno sventola questo drappo minaccioso dell’intransigenza dopo ogni sequestro. Eccezion fatta, evidentemente per chi viene rapito all’estero.
    A questo punto penso che questa proposta sia da accogliere in pieno.
    Visto che siamo indistintamente tutti sinceramente lieti per l’esito del rapimento di Mastrogiacomo, uniformiamo ed estendiamo la possibilità di essere felici anche ai parenti dei sequestrati sul suolo patrio.
    per ciò che riguarda il ruolo di Gino Strada ed Emergency, non mi stupisce “il gelo di Parisi”, l’inutile ministro della difesa italiano nei confronti di D’Alema.
    Il quale difende la missione dei soldati all’estero, mostra il coraggio di una Nazione (certo che fra Ruteli e D’Alema l’orgoglio nazionale ´diventata merce inflazionata) nel voler difendere il diritto internazionale, accetta che l’Italia corra il rischio di inimicarsi i talebani mandandogli contro i nostri soldati ma al primo pericolo decide che lo Stato (Sismi, Ros, ecc. ecc.) non è in grado di fare quello per cui esiste, la ragione per cui è in piedi questa missione: combattere gli attacchi talebani.
    E, arrendendosi, sventola bandiera bianca di fronte al nemico e manda avanti Emergency a togliere le castagne dal fuoco. Conscio che l’Italia, certi ruoli non è in grado di svolgerli (e poi, povero Fassino, gli lasciate il posto vuoto al tavolo delle trattative?).
    Ecco dov’è il Paese di Pulcinella, caro Nicola. Non nell’avere fatto di tutto per salvare una vita umana. Ma piuttosto nel rendere pericolosamente ridicolo ed inutile l’invio e la presenza di militari italiani in Afghanistan. Buoni a crearci l’immagine dei nemici aggressori, ma destinati a restare con le mani in mano nel momento in cui l’aggressore contro il quale sono stati inviati ci aggredisce.
    Inutili, dannosi, controproducenti e (scusate il pragmatismo) costosi.
    Ritiriamo le truppe dall’Afghanistan.

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