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¡Que viva Telecom!

giovedì 5 aprile 2007

I fatti sono noti: una volta che la cordata costituita da AT&T e America Movile, rispettivamente primo operatore statunitense delle telecomunicazioni e leader indiscusso della cornetta latinoamericana, hanno formalizzato un’offerta per la holding Olimpia, che porterebbe Telecom Italia in mani straniere, i salotti politici e finanziari del Bel Paese (della serie: poveri ma belli…) sono andati in fibrillazione. Passi per il libero mercato, ma la rete telefonica è un bene non replicabile, un asset strategico del quale uno Stato serio non può disfarsi lasciandolo in mano straniere. Tutto giusto: qualcuno, anzi, si è spinto a invocare i principali investitori finanziari italiani (Mediobanca, Unicredit, Banca Intesa: guarda caso tutti impegnati nella difficile partita per la privatizzazione di Alitalia, anche se in qualche caso il tentativo è velleitaristico…) e addirittura Mediaset, evidentemente in grande liquidità dopo gli infruttuosi tentativi di espansione nel mercato televisivo tedesco.

Ricordo però che l’offerta di AT&T e america Movile non nasce dal nulla e anzi un disimpegno di Pirelli da Telecom era ampiamente previsto. Di più: a settembre qualcuno scrisse che era forte il rischio di “scalate ostili” da parte di “investitori esteri” con un offerta su circa un quarto delle azioni “a circa 2,2 euro“. E che urgeva intraprendere un’iniziativa per riportare sotto il controllo pubblico le infrastrutture di rete, una volta scorporate dai rami “servizi” e “contenuti”, in modo da riavvicinare la situazione a quella di Germania e Francia. Rovati santo subito?

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Categorie:economia, politica
  1. giovedì 5 aprile 2007 alle 15:42

    …io sono tra chi pensa che le infrastrutture (e quella delle telecomunicazioni è tra le più importanti) sono beni comuni che non possono essere espropriati alle Comunità. Non è un problema di proprietà privata di uno straniero oppure di un italiano, è solo un problema di “proprietà”. Che vada ad un privato italiano oppure ad un privato ungherese, non mi cambia nulla.
    Questo tipo di infrastrutture dovrebbe essere tolto dalle logiche del mercato, altrimenti si finisce come per l’Acquedotto (privatizzato) a Firenze dove sono aumentate le tariffe perchè, disgraziatamente, i cittadini hanno cominciato a risparmiare l’Acqua. Secondo le leggi del mercato ad una diminuzione del consumo deve rispondere l’aumento del costo del servizio.
    Il cittadin@ non può vivere in questa “tappola”.

  2. giovedì 5 aprile 2007 alle 17:39

    Sono sostanzialmente d’accordo con te: in tutti i servizi basati su infrastrutture fisiche (acqua, energia, telefoni, ma anche strade a pedaggio, ferrovie, sistema aeroportuale), dove i costi preponderanti sono fissi, si ha una formidabile una barriera all’entrata di nuovi concorrenti, che conduce ‘naturalmente’ al monopolio.
    Da oltre mezzo secolo le stesse economie di mercato, specie in Europa, hanno imboccato due strade: prima l’intervento del pubblico (con le nazionalizzazioni o “regionalizzazioni”), poi – a partire dalla deregulation thatcheriana in Gran Bretagna – un sistema più o meno stringente di regolamentazioni (ad es. fissazione dei prezzi affidata a authorities o altri soggetti indipendenti). Ma le authorities possono vigilare anche sugli investimenti in innovazione (ad es. per le TLC la banda larga di ultima generazione)?
    Una risposta la lascio a cittadini e imprese che risiedono nei piccoli centri e che si connettono a internet – e si connetteranno ancora a lungo, ahiloro – a 56k come a Roma o a Milano si è smesso di fare 7-8 anni fa, perché Telecom Italia non ha ritenuto economicamente sostenibile servirli con l’ADSL (si badi bene: è banda larga di PENULTIMA generazione).

  3. giovedì 5 aprile 2007 alle 17:43

    PS: ovviamente questo non implica la necessità del controllo pubblico, assieme alla rete, anche dei servizi che se ne servono, ma solo che il primo passaggio è la separazione di rete e servizi.
    In Italia lo si fa già per l’energia elettrica con la scissione di Terna (infrastruttura) da Enel (fornitore del servizio elettrico), ormai in concorrenza con Edison e altri soggetti, tutti privati ma indipendenti dal proprietario della rete.

  4. giovedì 5 aprile 2007 alle 18:02

    Si sono d’accordo che ci deve essere una separazione tra proprietà della rete e fornitore dei servizi.
    Penso che la Rete debba essere “aperta”, una infrastruttura al servizio dei cittadini e delle Comunità. Deve essere accessibile ai creatori di servizi, rendendo gli investimenti per l’ammodernamento compatibili con i bisogni collettivi e non dei singoli azionisti. Per questo considero la rete TLC tra i beni comuni, perché pensiamo ad una struttura da mettere al servizio delle imprese e della Collettività.

  5. Frisbee
    giovedì 5 aprile 2007 alle 19:42

    Siamo d’accordo che la rete di TLC è un asset strategico per l’economia di un Paese ed è una struttura che è rischioso mettere nelle mani di stranieri (e forse anche di privati).
    Ma, nonostante i successi di Enel ed Eni all’estero, ormai l’Italia è un Paese a sovranità limitata non esistendo ormai più da tempo un sistema industriale nazionale.
    Si prevedono tempi bui per gli 80.000 dipendenti Telecom….

  6. giovedì 5 aprile 2007 alle 20:49

    sul tema “proprietà” e redditi senza guadagno, ho già detto la mia.
    Mi soffermo, invece, su un pensiero di Francesco, che riporto:
    ” … a Firenze dove sono aumentate le tariffe perchè, disgraziatamente, i cittadini hanno cominciato a risparmiare l’Acqua.”
    Apprezzo la sensibilità nello scrivere Acqua con la maiuscola (ma del resto, se no, che firmiamo a fare le petizioni?), ma a quaesto punto mi sfugge il – disgraziatamente – senza “virgolette”.
    Ed allora: Acqua pubblica si, ma con i costi giusti e necessari affinchè la gente capisca che prima o poi questo bene finisce. Forse bisognerebbe avere la forza di proporre una iniziativa analoga a quella delle domeniche a piedi. Le domeniche senz’acqua.
    Chissà, magari qualcuno riuscirà a capire che se solo dopo tre ore senz’acqua ci sentiamo di impazzire, una vita senz’acqua sarebbe l’inferno. E si sa che l’inferno è per i morti. Di quei morti che hanno peccato in vita.
    Rispetto per l’acqua, please.
    PS – scusate se ho annacquato il livello delle vostre disquisizioni con le mie 4 minkiate in libertà.

  7. giovedì 5 aprile 2007 alle 22:34

    Guardando alla qualità ed al costo del servizio offerto da Telecom, il fatto di finire in mani straniere potrebbe perfino essere un bene…

  8. giovedì 5 aprile 2007 alle 23:18

    …Franko ovviamente quel “disgraziatamente” era ironico 🙂

    P.S. ci sono delle cose che scrivo rigorosamente con la maiscula perchè meritano attenzione, conoscenza e rispetto. L’Acqua è sicuramente tra queste 😉

  9. venerdì 6 aprile 2007 alle 14:34

    Lo so. scrivi anche Territorio.

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