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Un cono che si chiama desiderio

venerdì 8 giugno 2007

Prendersela sempre con Buttiglione no, è una scelta di cattivo gusto. Però stavolta il senatore filosofo ha scritto una lettera “certo di interpretare il desiderio di molti“: i senatori vogliono il gelato.

Del resto ci si lamenta che la politica è un mondo a sé, senza connessioni con la realtà. E qui invece “si tratterebbe – soltanto – di adeguare i servizi del Senato alle esigenze della normale vita quotidiana delle persone“. La buvette di Palazzo Madama, l’ultimo posto in Italia dove si fa un pasto completo – dall’antipasto al dolce – a 10 euro, pur offrendo fichi caramellati e cassate di ricotta di capra manca finanche delle popolari coppette bigusto. E come si può chiedere poi ai trecento Eletti di stare un giorno intero in aula a stabilire se Visco va messo nell’elenco dei buoni o dei cattivi? Per non parlare poi di legiferare: a stomaco vuoto, si sa, si ragiona male. Sarà per questo che l’attività è quasi bloccata.

Voci bene informate dicono che la petizione del gelato sia il banco di prova per le larghe intese che attendono la Nazione. Nel frattempo, la premiata gelateria Giolitti di via Uffici del Vicario – a 100 metri da Palazzo Madama – pensa a sconti sostanziosi sul cono tre gusti panna e croccantino: non si sa mai servisse a qualcosa…

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Categorie:costume, Italia, lobby, politica
  1. venerdì 8 giugno 2007 alle 12:39

    …che tristezza!

  2. venerdì 8 giugno 2007 alle 12:55

    studio aperto gli ha dedicato un interessantissimo servizio.

  3. venerdì 8 giugno 2007 alle 14:37

    solo Studio Aperto poteva approfondire sta’ cosa

  4. venerdì 8 giugno 2007 alle 15:09

    A Giuseppe e Giovanni: lo prendo come un avvertimento per la deriva populistico-gossippara di questo blog.

  5. Frisbee
    sabato 9 giugno 2007 alle 12:16

    Peraltro, aggiungo un altro scandaloso episodio che ha connotato di recente il Senato, che un tempo si fregiava di una certa solennità, dovuta se non altro al numero più contenuto di eletti, a una certa “qualità” degli uomini e delle (poche) donne che lo rappresentavano.

    In sostanza, è accaduto che, durante il dibattito sulla questione Visco-Speciale, fosse in corso la partita Italia-Lituania. Mentre Marini si destreggiava nelle mille trappole tese dal centro-destra, un boato è arrivato dal corridoio esterno all’aula: l’Italia aveva segnato il primo gol….

    O tempora o mores!!!

  6. sabato 9 giugno 2007 alle 12:18

    Sì, frisbee, troppo scurrile.

  7. sabato 9 giugno 2007 alle 15:59

    ma basta seguire per 10 minuti un dibattito alla Camera per rendersi conto dell’ambientino raffinato e solenne in cui si discute delle sorti dell’Italia… uno parla, nessuno lo ascolta, e poi tutti gli gridano che è uno stronzo…

  8. Frisbee
    sabato 9 giugno 2007 alle 19:43

    Pure il secondo post mi hai censurato, caro Nicolabel. Eppure l’avevo di molto edulcorato, dicendo, in sostanza, che “lorsignori” i senatori il cono gelato potrebbero usarlo a mo’ di crioterapia per quella parte dove non batte il sole….

    Censurerai anche questo???? Ha ragione Lara, ben altro è scurrile, volgare e osceno in Italia: è quell’ambientino dove si chiede il diritto al gelato mentre c’è gente nella VITA REALE che, a momenti, non ha manco il pane quotidiano.

    Caro Nicolabel, dovresti censurare quei lorsignori e non oscurare il libero pensiero di Frisbee. Grazie.

  9. domenica 10 giugno 2007 alle 2:39

    Frisbee, se avessi voluto oscurare il tuo libero pensiero non avrei cancellato un tuo post e lasciato un altro. Beninteso, ne avrei avuto tutti i diritti, ma non era quella la mia intenzione e non l’ho fatto.
    Ma finché si ammette la liceità della censura, chessò, per un’opera-capolavoro di Kubrick come “Arancia meccanica” tanto da impedirne la trasmissione in TV, si deve accettare che il gestore di un piccolo blog possa applicare un codice di autoregolamentazione che induca i commentatori a esprimere le loro idee senza fare ricorso a gratuite scurrilità. Il tuo commento precedente è la prova che ne sei capace, perciò per cortesia chiudiamo qui l’inutile polemica.

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