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Eni 30%. Poliba no

martedì 3 luglio 2007

Bravo Scaroni!

Da noi invece il risparmio energetico si fa spegnendo l’aria condizionata dalle 13 alle 16… Posto che vige l’orario continuato, possibile che nessuno sappia che il costo energetico per raffreddare un ambiente bollente non è inferiore a quello necessario a tenere fresco per tre ore un ambiente già fresco? Accendere alle 10 anziché alle 7.30 no, eh?

Ecco perché il pomeriggio torno a lavorare a casa. Potenza del telelavoro…

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  1. martedì 3 luglio 2007 alle 13:20

    meglio che andare in miniera, no? 😉

  2. martedì 3 luglio 2007 alle 14:31

    Beh, certo!

  3. martedì 3 luglio 2007 alle 22:15

    Se gli edifici pubblici fossero dotati di impianti ad es. fotovoltaici e simili, nesusno si preoccuperebbe di minkiate assolute che diventano benemerite scelte di risparmio energetico.
    Si lavorerebbe meglio, e se uno si vuole tenere la giacca nessun capo ti verrà a diredi togliertela. Specie dopo che quel capo per anni ti ha scassato la beneamata perchè in ufficio ci si deve presentare in modo impeccabile.
    Se dobbiamo, scusami Nicola, dire bravo a uno che oggi fa togliere la cravatta agli uomini e domani dirà alle signore che indossino gonne leggere e via le calze, beh, stiamo proprio alle pezze.

  4. mercoledì 4 luglio 2007 alle 15:50

    Franko, veramente non vedo antitesi tra la produzione di energia ‘pulita’ e la riduzione dei consumi con misure come quella proposta da Scaroni (peraltro arrivato due anni in ritardo rispetto all’ex premier giapponese Koizumi). E’ chiaro che c’è del marketing di mezzo: l’Eni – che, in quanto industria petrolifera e non ‘energetica’ come ad es. l’Enel, di fatto non sa facendo investimenti in fonti rinnovabili – ha però lanciato la campagna ‘Eni 30%’ cui allude il titolo del post per incentivare comportamenti virtuosi dal lato dei consumatori di energia.

    Un fatto è certo: togliersi la giacca è a costo zero, un impianto fotovoltaico necessita di investimenti che per un’impresa diversa dall’Eni o per un’amministrazione pubblica possono risultare anche ingenti. A meno di non ricorrere a misure tipo il progetto Dibawatt: per una applicazione si può leggere http://www.iprogetti.it/progetto.asp?id_progetto=169

  5. mercoledì 4 luglio 2007 alle 19:13

    Nicola, mi sono espresso male, chiedo scusa.
    Concordo col fatto che non ci sia antitesi alcuna.
    ma se una civiltà avanzata (piango per avere scritto una cosa del genere) deve centellinare l’acqua perchè è finita sapendo che fino a ieri ha deliberatamente distrutto la risorsa, allora è una civiltà di avanzati babbei.
    e se oggi dobbiamo fare ricorso alla t-shirt al posto della giacca perchè abbiamo fatto con le riserve energetiche lo stesso che con l’acqua, ci meritiamo che, quando atterrerà con un’astronave sulla terra, l’alieno di turno scenda e ci dica:
    “babbei! questa navicella spaziale va a idrogeno”

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