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Auguri, nonno!

sabato 15 settembre 2007

Non so se anche di là si leggono i blog, ogni tanto, ma ci tengo a scriverti nell’eventualità che tu lo faccia. Oggi sono esattamente cento anni che sei nato. E lo hai fatto a casa, su un materasso imbottito di foglie di granturco, quello che molti molti anni dopo bruciammo insieme in campagna, ricordi?

Hai conosciuto tuo nonno che produceva finimenti per il bestiame, hai assistito all’arrivo del cinema a Mola, in piazza sul telo bianco, hai sentito le sirene degli attacchi aerei durante la prima guerra mondiale e visto le macerie delle bombe che colpirono la città. E tu, bambino, eri quasi felice perché, sfollando alla torre, smettesti di frequentare quella scuola che non ti piaceva poi tanto. Iniziasti presto ad andare a bottega, dal fabbro, e a 15 anni provasti anche a fare “l’imprenditore”: però, dài, mettere i pezzetti di fil di ferro sui binari della ferrovia per realizzare degli aghi da vendere di nascosto a buon mercato non era, ammettilo, una saggia idea…

Meglio imbarcarsi, unico della famiglia, anche se immagino quanta fatica fare il fuochista sulle navi a carbone, specie d’estate, ai tropici, quando avevi solo un litro d’acqua al giorno. E che rischio fu naufragare e rimanere disperso per più giorni. Ma così hai potuto vedere l’America e l’Europa, l’Africa, l’India e il Giappone.

Vedesti anche Palermo, ma non fu di sicuro un bel ricordo: le bombe americane sulla testa fischiavano forte sul porto proprio mentre tu, a terra, avevi da consegnare quella lettera segretissima del comandante. Quanto mi impressionò sentirti raccontare che, per paura di essere colpito e lasciarne il messaggio alla portata di chiunque, preferisti mangiarla! E poi l’8 settembre e la marcia fino a casa, scalzo, dove arrivasti così malconcio che nemmeno tua sorella poté riconoscerti.

E quel matrimonio troppo breve, quel tuo sogno enigmatico raccontato per lettera poco prima che ti raggiungesse la notizia: era nata una bambina, era sana, ma tua moglie era morta. Dopo qualche anno ti risposasti con nonna e allevaste insieme quella bambina: è stata fortunata, l’hai fatta crescere dandole tutto quello di cui aveva bisogno, ma non negare che sei stato un padre un po’ troppo rigido, eh!

Poi arrivai io e conobbi il tuo sorriso e le tue mani ormai morbide che trattenevano le mie, le partite a carte che inspiegabilmente vincevo sempre, le passeggiate al prato verde, e le scarrozzate sul sellino della tua bicicletta. E mi insegnasti tu a contare: avresti immaginato che ai numeri mi sarei appassionato tanto?

Mi accorgevo che gli occhi ti brillavano quando parlavi di me. Ma, credimi, valeva anche il reciproco. Peccato solo non aver capito che il saluto che ci scambiammo prima che io partissi in vacanza avrebbe in realtà preceduto un viaggio molto più lungo. Ma ho sempre saputo che, sia pure in silenzio, mi saresti rimasto accanto.

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Categorie:diario, generazioni
  1. sabato 15 settembre 2007 alle 7:55

    GRANDE

  2. sabato 15 settembre 2007 alle 9:42

    bravo…..
    anche se adesso mi hai lasciato un pò di malinconia perchè sto ripensando ai miei nonni che nn ci sono più

  3. sabato 15 settembre 2007 alle 12:27

    questo post me lo segno

  4. sabato 15 settembre 2007 alle 14:50

    dura proseguire la giornata dopo la lettura di questo post…

  5. Frisbee
    sabato 15 settembre 2007 alle 15:35

    Si vive di emozioni e quelle che ci regala il nostro cuore sono le più forti e le più vere. Grazie per averci reso partecipi di questo tuo bellissimo ricordo.

  6. posturanismo
    domenica 16 settembre 2007 alle 1:25

    Quante cose ti ha raccontato tuo nonno…bello davvero nicò. Grazie per averci regalato un pò di te. 🙂

  7. lunedì 17 settembre 2007 alle 8:36

    e pensare che io, su mio nonno (ancora vivo, grazie a dio), voglio scriverci un libro!

  8. mercoledì 19 settembre 2007 alle 19:53

    Che stupendi ricordi che hai! sei stato fortunato… mi fa quasi rabbia non aver avuto la possibilità di conoscere un uomo come mio nonno, che sarebbe stato una fonte inesauribile di cultura, e non mi riferisco soltanto a quella che, grazie ai sacrifici di suo padre, ed alla sua stupenda intelligenza, è riuscito a darsi; mi mancano proprio quegli aneddoti, quelle storie di guerra e di partigiani, e dell’innato spirito di reale impegno civile di quegl’anni, che un uomo, non a caso nato il 1°maggio, dell’anno 1927, avrebbe saputo trasmettermi. Quante volte, davanti a temi etici, politici, sociali o filosofici, che determinano irrimediabilmente incertezza, ho pensato: “Se ci fosse stato lui…”.
    Oh badate! Non mi avrebbe certo dato una risposta sicura ed ordinata, lui stesso attraverso mia madre mi ha insegnato che “la certezza assoluta è propria degli stolti”…
    ma sicuramente mi sarei lasciata guidare un po’ più facilmente da uno che ripeteva sempre una frase di De Ruvo, che, da quando per la prima volta l’ho ascoltata, non mi ha più lasciata, e che amo ripetere a mia volta, e cioè:
    “La cultura è la coscienza del vivere umano, il quale è umano per tale coscienza; sicchè è tanto più umano, quanto ha più di coscienza di sé”.

  9. ghana82
    lunedì 29 ottobre 2007 alle 11:53

    i nonni sono le anime da cui ereditiamo l essenza e le stelle che ci fanno brillare gli occhi senza che ne riusciamo a cogliere il vero motivo

  10. M
    sabato 23 febbraio 2008 alle 10:17

    E’ bellissimo….. Mi hai fatto venir voglia di scrivere anch’io di mio nonno. Sono emozioni, sensazioni, ricordi troppo vivi e grandi che rimarranno sempre con noi perchè è su di essi che abbiamo costruito quelli che siamo
    TVB

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