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Alitalia, adieu

lunedì 24 dicembre 2007

A me i francesi stanno antipatici di default. Però, con tutte le cautele del caso, mi sono fatto l’idea che l’offerta di Air France-KLM per Alitalia sia quanto di meglio si potesse sperare nelle attuali condizioni. Intediamoci, non è bello cedere l’ennesima grande impresa in mani estere, ma l’alternativa era continuare a vedere il declino di quella che fu la compagnia di bandiera, ormai incapace di tutto: di offrire un servizio minimamente all’altezza dei principali concorrenti esteri o praticare prezzi concorrenziali, di tenere in ordine i conti o rinnovare il proprio parco mezzi.

Resta agli annali l’offerta di AirOne e Banca Intesa, a detta di molti caratterizzata da un programma più finanziario che industriale e soprattutto così debole da non dare una risposta chiara a nessuna delle questioni che caratterizzano la crisi della compagnia, prime tra tutte il destino della controllata AZservizi, gli esuberi del personale e il futuro di Malpensa, che da una decina d’anni è sciaguratamente diventato il secondo hub aeroportuale d’Italia.
Non mi meraviglia che Confindustria, il cosiddetto vento del Nord e i sindacati siano disposti a tutto pur di ostacolare la soluzione transalpina. Ma decidere di non decidere è già una scelta.

(grazie a Libero Blog per aver citato questo post)
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  1. lunedì 24 dicembre 2007 alle 9:17

    chissà se a qualcuno verrà in mente che, forse, il sistema Italia, il tanto decantato sistema Italia, non è più altro che un guscio vuoto.
    Incapaci di gestire ciò che gli altri sanno gestire, incapaci di fare profitto dove gli altri lo fanno, incapaci di comprare, siamo costretti a vendere.
    Non ho la cultura sufficiente per rispondere a chi mi accuserebbe di qualcosa se dicessi che forse l’esame di coscienza dovrebbero farlo tutti: politici, sindacati, lavoratori stessi, vittime di pretendere di vivere in un paese di diritti per noi e di doveri per gli altri, genericamente “altri”.
    C’era una volta il sistema Italia. Riprendiamoci la pizza e il mandolino. é quello che ci spetta. Quello che ci meritiamo.

  2. Gianfranco
    lunedì 24 dicembre 2007 alle 12:59

    Non sono affatto d’accordo che altre cose importanti dell’Italia finiscano in mani straniere. Già ne abbiamo cedute tante, ora è il momento dell’Alitalia (l’ultima passata in “silenzio” è stata la cessione del pacchetto di maggioranza di BNL a bnp Partibas: la BNL è stato il baluardo dell’Italia dal dopoguerra fino ai nostri giorni per la sua presenza in tutti i settori dello sviluppo del ns paese). Ma che razza di imbecilli siamo noi italiani? E’ possibile che non siamo più capaci a far niente? Eppure fino a qualche anno fa eravamo più quotati; perchè oggi non lo siamo più? E’ facile dire che la colpa è solo dei politici (anche se non ho ancora capito chi sono i politici). La colpa principale è nostra, è del popolo italiano che chiacchiera, sparla, fa polemica ma di fatti nessuno!

  3. lunedì 24 dicembre 2007 alle 14:54

    …..cmq……buon natale

  4. Frisbee
    lunedì 24 dicembre 2007 alle 15:09

    L’Italia ormai da un bel po’ non possiede più una vera e propria industria nazionale se si eccettuano Fiat ed Eni (con questa che però opera in un settore protetto).

    Siamo zero nelle tecnologie elettroniche, informatiche e delle telecomunicazioni: l’Olivetti fu scientemente distrutta quando stava spiccando il volo.

    Siamo zero nelle biotecnologie: non abbiamo brevetti e non facciamo ricerca.

    Resistiamo nel campo della moda, del design, dell’agro-alimentare. Ma fino a quando? Fino a che i cinesi non faranno un bel copia-incolla fatto per bene….

    Peraltro, la storia del boom delle esportazioni potrebbe essere davvero il canto del cigno….. o dell’Airone….

  5. lunedì 24 dicembre 2007 alle 16:09

    a me piace molto questa situazione (qualora leggesse qualcuno di forza italia: sono ironico).

    ieri ho letto le dichiarazioni di formigoni che in pratica lamenta che il nord sia tagliato fuori dalle scelte, il nord che porta avanti il paese, il nord che lo fa crescere, il nord che qua, il nord che là.

    mi domando quale sia il motivo speciale per il quale i sacrifici siano giusti, seri, corretti, accettabili se richiesti a chi lavora, al sud, agli operai, e siano un insulto alla decenza se richiesti a chi spende, ai ricchi, al nord. peraltro mi domando quale sia la ragione (sensata, intendo: una ragione che non abbia a che vedere con la lega) di mantenere malpensa. neanche la germania ha due hub uguali e concorrenti.

    io, faccio per dire, lavoro per una società che era italiana ed ora è americana. in quindici anni ha decuplicato il fatturato (il primo anno l’ha raddoppiato tout court semplicemente non pagando tangenti e regalie). vero è che gli americani non sanno cosa sia l’ironia, ma tanto non mi pagano per ridere. cos’è, il libero mercato va bene solo quando devono metterlo nel di dietro ai lavoratori dipendenti, o può valere anche per i settori vergognosamente protetti dell’economia italiana?

    voglio zidane nel cda di alitalia.

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