Home > ambiente, economia, politica > Un’accisa sugli imballaggi?

Un’accisa sugli imballaggi?

sabato 12 gennaio 2008

“Nel lungo periodo saremo tutti morti”, ammoniva Keynes. Eppure non si può scambiare il suo celebre detto per un invito a tirare a campare disinteressandosi del futuro non immediato.

Per questa ragione, pur essendo consapevole che l’emergenza rifiuti in Campania possa essere risolta solo con misure di carattere “emergenziale“, e per ciò stesso non le migliori possibili in assoluto, ma il meglio che sia possibile intraprendere con le risorse e i tempi a disposizione, ritengo che una riflessione di prospettive più ampie vada aperta.

Com’è noto, le direttive in materia di rifiuti consistono nelle cosiddette 4R, ossia ridurre l’ammontare delle risorse naturali impiegate nel manifatturiero, riusare i materiali di scarto, riciclare i rifiuti, e infine recuperare l’energia residua. L’ordine non è casuale: finché varranno i principi della termodinamica, l’energia prodotta dalla combustione in termovalorizzatore di una bottiglia di plastica non sarà sufficiente a produrne un’altra ex novo.

La legge attribuisce al livello locale (regioni, province e, sempre più spesso, commissari straordinari) la responsabilità sulle due ultime attività – organizzare la raccolta differenziata, estrarre energia dai rifiuti indifferenziati – e sullo smaltimento finale in discarica degli ulteriori residui. Di sicuro, non solo in Campania ma anche in Puglia molto va ancora fatto per conseguire questo obiettivo, come dimostrano le esperienze positive di altre regioni italiane, capaci di differenziare fino al 70% dei rifiuti prodotti.

Le prime due R – riduzione e il riuso – sono invece affidate per lo più al buon senso dei produttori e dei consumatori. Sarebbe di sicuro più efficace se il loro comportamento venisse positivamente alterato da opportune iniziative di legge. Simili misure hanno trovato parziale applicazione in alcuni ambiti. Per citarne solo due, è di pochi giorni fa la notizia che da quest’anno Australia e Cina si aggiungono al lungo elenco di Paesi dove l’uso delle buste di plastica è vietato o fortemente scoraggiato.

Inoltre, in relazione al consumo energetico, la presenza delle accise fa sì che nell’Unione Europea esso sia compreso tra il 20 e il 35% di quello negli Stati Uniti, pur con standard di vita del tutto paragonabili. Anche ragionando in termini di PIL per unità di energia consumata emerge che non esiste un unico Occidente, ma che invece l’efficienza energetica del vecchio continente è circa doppia rispetto a quella oltreoceano.

Perché non adottare analoghi meccanismi nell’ambito del consumo di risorse? Penso alla possibilità di introdurre significative accise sugli imballaggi nei prodotti al consumo, differenziandole sulla base del peso e del materiale di cui sono prodotti. In questo modo, la propensione all’acquisto dei consumatori sarà alterata in favore dei prodotti con minori imballaggi e le imprese troveranno conveniente introdurre modalità di packaging più rispettose dell’ambiente.

La misura certamente potrebbe determinare un significativo aumento della pressione fiscale. E’ evidente però che essa può essere adeguatamente coordinata con un progressivo alleggerimento delle altre imposte dirette, che oggi con l’IVA colpiscono i consumi indipendentemente dalla loro sostenibilità.

 

Edit: ho appena scoperto che la tassa sugli imballaggi esiste già in diversi Paesi (Norvegia, Finlandia, Svizzera, Paesi Bassi) e che il Parlamento Europeo il 15.11.2001 ha approvato una risoluzione che suggerisce la necessità di modificare la direttiva sugli imballaggi introducendo una tassa sui contenitori in plastica.

Annunci
  1. sabato 12 gennaio 2008 alle 14:12

    è esattamente quello che pensavo.

    nel frattempo, tostatura lenta;)

    OT turbulence, non turbolence.

  2. sabato 12 gennaio 2008 alle 23:47

    è un ‘ idea…però ci sono dei prodotti che ha senso imballare in modo molto accurato, non verrebbero penalizzati?
    Cioè: è sprecata la carta che avvolge le caramelle che sono già avvolte dentro un tubetto, ma quanto può influire un’ accisa sul peso dell’ imballaggio di un pacchetto di caramelle? Non sono sicuro che modificherebbe la propensione dei consumatori di caramelle.
    Eppure sono sicuro che queste minuzie tutte insieme abbiano un peso complessivo superiore a quello della cartaccia inutile che accompagna prodotti più grandi e ultraimballati…

  3. domenica 13 gennaio 2008 alle 11:58

    Cascade, ho corretto: grazie della segnalazione.

    Ankou6, benvenuto. Certamente poni un problema reale. L’idea però è lavorare sulla propensione relativa all’acquisto dei prodotti. Faccio un esempio.
    Nelle usuali confezioni, Il 50% del peso del tubetto di dentifricio è imballaggio (il peso del tubetto vuoto). E siccome la pressione del prodotto è modestissima, lo spessore della lamina di metallo o di plastica che lo compone è grosso modo indipendente dal prodotto che vi è contenuto, cosicché il peso dell’imballaggio è proporzionale alla superficie che esso sviluppa. Il peso netto del dentifricio è invece proporzionale al volume del tubetto.
    Approssimiamo la forma a un cilindro con diametro di base pari a 1/5 dell’altezza. Nelle confezioni attuali, con altezza 10 cm, l’area è di 37,7 cm2 e il volume 15,7 cm3. Basterebbe avere confezioni di altezza 14,4 cm per avere un incremento del 108% della superficie (e quindi del peso dell’imballaggio) e del 200% del volume (e quindi del peso netto). In soldoni, una riduzione dei rifiuti da imballaggio pari al 31%.
    Pertanto, nell’esempio che propongo è opportuno orientare gli acquisti verso le confezioni più grandi. A mio avviso, tassare in base alla quantità di imballaggi può essere una soluzione relativamente agevole per rendere economicamente non conveniente l’acquisto delle confezioni piccole.

  4. domenica 13 gennaio 2008 alle 14:49

    Buongiorno!
    Abbi pazienza non sono sicuro di aver capito a fondo: per questo genere di prodotti proporresti una tassazione in base alla proporzione tra il peso dell’ oggetto ed il peso del suo imballaggio?

  5. domenica 13 gennaio 2008 alle 16:53

    Non esattamente. La mia idea è più semplice: imporre un’imposta (o meglio un’accisa) semplicemente sul peso degli imballaggi, in funzione anche del materiale di cui essi sono fatti. Ad esempio 0,01 per ciascun grammo di carta o cartone, 0,03 € per ciascun grammo di plastica, 0,05 per ciascun grammo di metalli (i numeri sono casuali). Chiaramente con l’introduzione di questa accisa andrebbe opportunamente ridotta l’IVA così da non accrescere la pressione fiscale complessiva.
    L’effetto sarebbe una tassazione più alta, rispetto ad oggi, sui prodotti ad elevata incidenza di imballaggi e più bassa per quelli che invece ne riducono le quantità, con due effetti: (a) una parte dei consumatori, sulla base del mero criterio economico, cesserà di acquistare i primi prediligendo i secondi; (b) le imprese, a causa del comportamento dei consumatori, troverebbero convenienza a investire nello sviluppo di confezioni più ecologiche.

    Tanto più che un giorno – spero non lontano – i cittadini che fanno raccolta differenziata verranno rimborsati della tassa sui rifiuti proporzionalmente al materiale che essi conferiranno per la raccolta differenziata. Misura certamente utile, ma se non si introducesse anche una “tassa” sugli imballaggi (che sono per lo più riciclabili) si andrebbe incontro all’effetto paradossale di cittadini che cercano di acquistare beni con elevati imballaggi allo scopo di riciclarli e pagare meno tasse.

  6. domenica 13 gennaio 2008 alle 22:31

    …sono naturalmente d’accordo, per questo ho poco da scrivere e da aggiungere 🙂

  7. domenica 13 gennaio 2008 alle 22:48

    è vero anche questo! L’ unica cosa sulla quale mi rimane un dubbio è l’ efficacia di questa misura sui prodotti piccoli…

  8. lunedì 14 gennaio 2008 alle 9:43

    mmmah!…. nn so….
    quando si tratta di pagare…… credo che tutto diventi di difficile attuazione( o meglio di difficile collaborazione da parte dei cittadini) poi se lo si impone con la forza, allora è diverso! il fatt di alleggerire la pressione in altri campi? bè…. per come vanno le cose in Italia rimarrebbero solo parole, poi purtroppo nn si attuerebbe…..
    ed infine…credo che la tarsi sia già abbastanza onerosa così…..
    infatti nonostante condivida teoricamente quello che scrivi…..
    il tutto mi lascia abbastanza perplesso

  9. lunedì 14 gennaio 2008 alle 22:33

    credo che funzioni, se applicata. l’unica cosa che mi chiedo è a che livello applicarla. se la applichi al livello della produzione di materie plastiche, si sposta la produzione in cina e amen.

    se la applichi al livello dei grossisti, funziona meglio, probabilmente, che al livello del mulino bianco e della singola brioscia.

    tu che dici?

    PS io ti ho cercato, ma dove ti sei nascosto per tutte le vacanze? eh? sul pianeta dei RFID?

  10. lunedì 14 gennaio 2008 alle 22:48

    Non mi riferisco alla sola plastica. Ma se la si applicasse al livello di produzione di imballaggi, si dovrebbe prevedere un’analoga accisa anche sulla loro importazione.
    Credo comunque che abbia senso tenerla il più possibile a valle della filiera, perché è opportuno che i consumatori abbiano percezione diretta dell’ammontare della tassa e possano avere qualche elemento in più per orientare i loro comportamenti di acquisto.
    Già oggi dove i prezzi si leggono alle casse mediante il codice a barre è possibile indicare esplicitamente sullo scontrino o ricevuta fiscale l’ammontare dell’IVA. Con l’accisa sugli imballaggi potrebbe farsi lo stesso senza difficoltà.

    OT: se il tempo è un’illusione figuriamoci le vacanze…

  11. lunedì 14 gennaio 2008 alle 23:50

    non ci avevo pensato. in effetti, così avrebbe un impatto notevole.

    io, per quello che può valere, sono d’accordo.

    e introdurrei anche l’obbligo di smaltire/riutilizzare (ma soprattutto riutilizzare) gli imballaggi da parte di chi li messi in circolo. non sarebbe male, che ne dici?

  12. arwen_h
    martedì 26 febbraio 2008 alle 11:46

    bella idea.
    io però continuo a sostenere che bisognerebbe sensibilizzare di più il cittadino comune affinchè si prodighi per la differenziata. praticamente una raccolta differenziata di massa… immaginati i condomini, i quartieri che fanno a gara per chi è più ligio a differenziare e riciclare.
    con un cambio radicale di mentalità si può fare… cominciando dalla spesa quotidiana, pensa a quanto spreco di bottiglie, vetro, carta, tetrapack…
    una volta ad esempio si aveva la bottiglia d’olio di vetro, e si andava a comprare l’olio e lo si metteva nella stessa bottiglia (olio sfuso) .. hai presente quanto vetro si risparmia facendo questo? stessa cosa per le bottiglie d’acqua, per il latte, per tutte quelle cose che puoi comprare sfuse insomma.
    e pensiamo agli uffici e a quanta burocrazia si basa sulla carta.. e quanto spreco di carta si fa negli uffici e nella PA…
    dai, risparmiare si puo’.. mettere tasse accise ecc si va bene, ma se tutti si collabora per un cambiamento…

  1. No trackbacks yet.
I commenti sono chiusi.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: