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Le divisioni del Papa

sabato 19 gennaio 2008

Tanto tuonò che piovve. Per manifestare vicinanza a Benedetto XVI dopo la mancata visita alla Sapienza, per l’Angelus di domani si attende il tutto esaurito a piazza San Pietro: “i cattolici ma anche tutti i romani” sono stati infatti convocati dal cardinal vicario Camillo Ruini e al suo appello hanno risposto anche parrocchie e associazioni di molte parti d’Italia. Senza dubbio, molti avrebbero partecipato comunque alla preghiera: dall’elezione di Benedetto XVI le presenze all’Angelus sono raddoppiate, e in ogni caso domani ricorre la giornata della scuola cattolica, che già l’anno scorso vide la partecipazione di oltre 50.000 fedeli. Ma è agevole prevedere che domani si raggiungeranno numeri ben più consistenti.

Resta però discutibile la scelta nemmeno tanto velata di trasformare una celebrazione liturgica in una prova di forza, piegandone le finalità a quelle del perseguimento di una strategia politica. Quasi che dall’affollamento di piazza San Pietro possa generarsi un’icona di quelle divisioni del Papa di cui Stalin a suo tempo chiese sarcasticamente conto. Divisioni certamente disarmate, ma che in un momento di estrema fragilità del panorama politico nazionale risultano determinanti per il consenso. Non a caso, i politici di 2/3 dell’arco costituzionale hanno anticipato la propria partecipazione.

 

Nel frattempo, visto che la miglior difesa è l’attacco, dagli ambienti clericali è partito l’attacco contro il presidente nominato del CNR Luciano Maiani, reo di aver firmato – prima della nomina – l’ormai famosa lettera di contestazione della scelta di invitare il Pontefice all’inaugurazione dell’anno accademico dell’ateneo capitolino. Un attacco non isolato, visto che con singolare coincidenza temporale si affianca a quello contro l’ex presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky, candidato alla presidenza della Compagnia di San Paolo di Torino, la fondazione bancaria legata all’omonimo istituto di credito. La colpa di Zagrebelsky? Secondo Luca Volonté, essere “laicista” e valdese.

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  1. domenica 20 gennaio 2008 alle 22:33

    torno or ora da londra. dall’italia non arriva nessuna eco della questione papale (o almeno, se si vuole si riesce a non subire minimamente) mentre la questione-monnezza è viva e lotta insieme a noi.

    che in italia si siano invertite le priorità?

  2. domenica 20 gennaio 2008 alle 22:59

    a margine, ti (vi) segnalo due post notevoli sulla questione papa alla sapienza:

    http://www.7yearwinter.com/2008/01/pace-nel-nostro-tempo/

    http://drpsycho.livejournal.com/196141.html

    naturalmente la voglia di andarmene da questa nazione di cui mi vergogno sempre di più aumenta, aumenta a dismisura.

  3. posturanismo
    lunedì 21 gennaio 2008 alle 13:14

    Cascade anche tu sei uno di quei “cialtroni illiberali” de La Sapienza? 😀

    Cattivone…. 😉

  4. lunedì 21 gennaio 2008 alle 19:06

    sì. in particolare illiberale, ma anche, in effetti, cialtrone. ancora un po’ e avrei potuto fare il papa.

    [ho infatti scoperto che per essere papa la condizione sufficiente è essere battezzati. non è necessario essere preti.]

  5. martedì 22 gennaio 2008 alle 0:18

    Aggiornamento del lunedì

    In merito alla vicenda della Sapienza, il cardinal Bagnasco, già generale di corpo d’armata dell’esercito italiano, ha sostanzialmente dato del bugiardo al governo.

  6. martedì 22 gennaio 2008 alle 1:50

    quindi è bagnasco che ha combinato tutto questo:

    http://brullonulla.splinder.com/post/4031846/appunti+sulla+riconquista+di+s#4031846

    …lo sospettavo.

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