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Un fisco a misura di famiglia (ricca)

martedì 4 marzo 2008

Uno dei temi caldi del dibattito politico, oggetto della petizione di PiùFamiglia e fatto proprio dal Popolo delle Libertà, è quello della riforma del sistema fiscale con l’introduzione del quoziente familiare. Secondo questo criterio, le imposte andrebbero calcolate in base ai redditi complessivi delle famiglie, divisi per un coefficiente che cresce al crescere del numero di componenti.

L’attuale sistema di imposizione fiscale, invece, tassa i redditi individuali e non quelli familiari. Per questa ragione, a parità di reddito complessivo in teoria una famiglia numerosa paga le stesse imposte di un single e, a causa del principio costituzionale della progressività, una famiglia monoreddito paga più di una famiglia a doppio reddito. In realtà, il meccanismo è fortemente attenuato dalla presenza di deduzioni per familiari a carico, ma secondo i promotori del quoziente familiare anche questo correttivo non tutela sufficientemente i principi di equità orizzontale (stesse imposte a parità di reddito) e verticale (imposte crescenti per redditi più alti).

Cosa accadrebbe con l’introduzione del quoziente familiare? L’interessante studio condotto dall’ISAE e presentato nel 2004 alla Commissione Finanze del Senato, chiarisce i termini della questione. Il documento – di una quindicina di pagine – non può essere riassunto qui. Tuttavia le conclusioni sono chiare (e coerenti con quelle di altri studi): rispetto al sistema vigente delle deduzioni, un meccanismo siffatto penalizzerebbe le famiglie numerose a reddito basso e medio assicurando vantaggi a quelle ad alto reddito, disincentiverebbe il lavoro femminile, avrebbe costi elevati per la fiscalità generale che si tradurrebbero nella necessità di ridurre i servizi pubblici, anche quelli in favore delle famiglie.

Significa, ad esempio, che si avrebbero meno asili-nido per le famiglie con entrambi i genitori che lavorano, meno assistenza sanitaria per gli anziani soli (svantaggiati in quanto famiglie mono-componente), meno ammortizzatori sociali per i disoccupati. Sono questi i risultati che i promotori del quoziente familiare vorrebbero conseguire?

A volte, la via del governo è lastricata delle peggiori intenzioni.

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  1. martedì 4 marzo 2008 alle 6:38

    Purtroppo sono le 6:34 e fra poco devo andare a Bari e non ho tempo di leggere i documenti che hai proposto…
    Però, hai dato risalto ad un documento del 2004, mentre ora siamo nel 2008 e dai per scontato che non ci siano correttivi a quel documento. Te lo lascio credere.
    Vabbè, vorrà dire che andremo a lezione da Celearo e Colaninno.

  2. martedì 4 marzo 2008 alle 9:30

    Ho dato risalto al documento del 2004 non tanto perché risale ad un periodo in cui la maggioranza parlamentare era di centrodestra quanto perché era quello più “divulgativo” dei quattro. Gli altri tre risalgono al 2005, 2006 e 2007 e giungono alle medesime conclusioni.

    Il fatto poi che due esponenti così di rilievo di Confindustria (oltre a Montezemolo e alla neo-presidente Emma Marcegaglia) si tengano così lontani dall’unico partito che si dice liberale credo che debba far riflettere più il PdL che il PD.

  3. martedì 4 marzo 2008 alle 13:16

    effettivamente è facile dire che si “lavora” per le famiglie
    quando poi sono alcune avrebbero benefici!
    e ci sarebbero gravi conseguenze su tutti gli altri settori del sistema italia!

  4. martedì 4 marzo 2008 alle 13:39

    Nicola, Fini è almeno un anno che propone il quoziente familiare e non credo proprio che il suo intento sarà quello di penalizzerebbe le famiglie numerose a reddito basso e medio: per questo penso che ci saranno sicuramente dei correttivi.

    Calearo e Colaninno? Sono contento degli ex comunisti come D’Alema e Veltroni ora stiano a braccetto con confindustria. Penso che anche tu debba riflettere parecchio su questo.

  5. martedì 4 marzo 2008 alle 14:20

    La riforma costa… moltissimo. Questo è certo. E’ semplicemnte una scelta politica (i meccanismi poi possono variare). Si tratta di scegliere la “famiglia” come architrave del sistema fiscale. Tra l’altro è’ già in vigore in moltri altri paesi europei. Chiunque abbia figli (io ne ho 2 piccoli) sa’ benissimo che gli assegni familiari (per chi li riceve) e le deduzioni sono puramente simboliche…
    Paolo

  6. mercoledì 5 marzo 2008 alle 12:36

    …nicola innanzitutto complimenti per l’articolo (come al solito).
    Io sono decisamente contrario al quoziente familiare perchè l’organizzazione del fisco deve essere determinata sul singolo individuo (in una Comunità di altri Esseri umani) e la Società deve farsi carico delle sue eventuali debolezze. Mentre il quoziente familiare presuppone una organizzazione del prelievo che non si riuscirebbe mai a definire. Infatti se non vengono considerate “famiglie” anche quelle composte da due uomini, o da due donne (o da una nonna e due suoi nipoti), evidentemente si svilupperebbe un meccanismo di esclusione sociale.
    Io penso che l’attuale sistema vada bene, ma va corretto nelle deduzioni e, soprattutto, nel sostegno ai figli con la Scuola pubblica, asili nido pubblici, tempo pieno nelle scuole ecc…

  7. mercoledì 5 marzo 2008 alle 17:54

    Al di là della definizione del concetto di famiglia da usare in caso di adozione del quoziente familiare, credo che in generale un sistema fiscale debba sì tener conto delle specificità dei contribuenti (familiari a carico, stato di salute, etc.) ma non alterarne la propensione a modificare i vincoli sociali (ad es. costituendo una famiglia o separandosi dal coniuge).

    Mi meraviglia invece che chi difende la famiglia non percepisca il rischio che la cattiva adozione del criterio delle quote possa trasformarla in uno strumento asservito a mere finalità di elusione fiscale.

  8. mercoledì 5 marzo 2008 alle 23:26

    Fini è almeno un anno che propone il quoziente familiare e non credo proprio che il suo intento sarà quello di penalizzerebbe le famiglie numerose a reddito basso e medio

    fini non è il duce, e neanche storace, se è per questo. rassegnati, stai facendo il saluto romano a de gaulle.

    nicola, hai ragione su tutto. ma a parte il fisco, mi imbarazza vedere gli stipendi dei miei colleghi francesi ed i loro aumenti che sono il doppio dei nostri. sob.

  9. giovedì 6 marzo 2008 alle 21:32

    Vi aspettiamo al blog raduno!! 🙂

  10. domenica 30 marzo 2008 alle 8:44

    C’è da sperare che se [quando?] il PdL vincerà le elezioni [cosa di cui sono convintissimi], l’esimio Cav. Figl. di Put. [non è mia, sto citando] faccia come suo solito, non rispettando la parola data.

  11. arwenh
    lunedì 7 aprile 2008 alle 15:29

    l’unica cosa che so, e’ che sono una dottoranda con una borsa di studio miserrima, sono in gestione separata e vengo considerata meno d’un call center… eppure quest’anno mi hanno aumentato le tasse
    O_O
    evidentemente Padoa Schioppa pensa che sono ricca

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