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La lotta agli evasori passa dal web

mercoledì 30 aprile 2008

In silenzio, oggi cade un muro: con una decisione inaspettata, l’Agenzia delle Entrate ha messo online le dichiarazioni dei redditi presentate da tutti i cittadini, dal padrone delle ferriere al vicino di casa che magari fa l’artigiano ma si è comprato il Cayenne.

Secondo quanto dichiarato dal direttore dall’Agenzia delle Entrate Massimo Romano e dal viceministro uscente Vincenzo Visco, si tratta di un’iniziativa legittima che adegua la situazione italiana a quella del resto d’Europa, dove misure analoghe hanno fornito uno strumento di contenimento dell’evasione fiscale basato sul mutuo controllo sociale.

In effetti, le modalità sono state piuttosto brutali, ma credo che la scelta di rendere note le imposte vada nella direzione giusta. Le polemiche sono però divampate immediatamente: l’ADOC ha denunciato la violazione della privacy, la fantomatica associazione Popolo della Vita-Corrente dei Valori ha benedetto il voto che ha liberato l’Italia dal “regime della sinistra“. Addirittura Beppe Grillo denuncia che il provvedimento “è stato suggerito dalla ‘ndrangheta, dalla mafia, dalla camorra e dalla sacra corona unita” perché “i rapimenti di persona saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere“.

In realtà, ammesso che i rapitori scelgano le loro vittime sulla base delle dichiarazioni dei redditi e non del loro stile di vita, presso gli uffici di ogni Comune già da molti anni sono consultabili le dichiarazioni di tutti i residenti, cosicché chi ha interesse a disporre di certi dati può procurarseli senza alcuna difficoltà. Non si capisce bene perciò se le accuse strampalate del comico genovese siano segno del suo populismo (che come è noto fa leva sulla paura) o del fatto che adesso è noto a tutti che nel 2005 ha guadagnato 11.700 euro. Al giorno.

Edit: il Garante della Privacy ha bloccato l’iniziativa in attesa di chiarimenti. Per coerenza, adesso dovrebbe bloccare anche la consultazione degli stessi dati presso gli uffici comunali.

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  1. Giuseppe
    mercoledì 30 aprile 2008 alle 19:43

    ripeto che la consultazione al Comune è cosa diversa rispetto alla pubblicazione selvaggia del web. Il d.lgs 196/03 è stato stracciato con una scelta brutale.
    Non riesco a capire la pubblicazione sul web del reddito delle persone con la lotta all’evasione.
    Ma forse sono io che non capisco.

  2. mercoledì 30 aprile 2008 alle 20:02

    E perché?
    Se volessi togliermi la curiosità andrei a Genova e leggerei la dichiarazione di Beppe Grillo (tanto per esemplificare). Perché se lo facessi invece via web lederei il suo diritto alla privacy?

  3. mercoledì 30 aprile 2008 alle 20:03

    come ovvio e, secondo me, tuttosommato giusto che sia, il garante ha bloccato tutto!

  4. Giuseppe
    mercoledì 30 aprile 2008 alle 23:03

    Semplicemnte perchè Internet è un mezzo assolutamente diverso dagli archivi comunali. Non per nulla si cerca di disciplinare nello specifico ogni suo aspetto.

  5. posturanismo
    giovedì 1 maggio 2008 alle 10:42

    Non so…ammetto di avere qualche riserva in merito alla questione. Certo, se fosse davvero utile per combattere l’evasione fiscale, allora ben venga la trasparenza internettiana e che si conosca davvero il reddito di ogni famiglia! (vi assicuro che all’università, molta gente con numerosi terreni a carico ha fatto domanda al part time ed ha dichiarato un reddito paritetico ad un abitante di una casa popolare. Ovviamente il part time è stato assegnato anche a queste persone che certamente non ne hanno bisogno!!).

  6. giovedì 1 maggio 2008 alle 17:21

    magari mettiamo online le fedine penali delle persone, così scoviamo i delinquenti; e se vengono a rubare a casa, possiamo farci noi una opinione su chi può essere il ladro.

  7. Frisbee
    giovedì 1 maggio 2008 alle 18:27

    Ho grosse riserve sulla “viscata”.

    Innanzitutto, è stato giustamente rilevato che cosa diversa è recarsi presso un ufficio comunale, fornire il proprio documento di identità e consultare gli archivi. Per andare a Genova e consultare i redditi di Beppe Grillo devo prendere il treno, sobbarcarmi delle spese, perdere una o più giornate di lavoro.

    Altra cosa è scaricare con un clic una mole impressionante di dati (praticamente di tutt’Italia) e fare in questo modo delle vere e proprie banche dati che, effettivamente, possono servire per mille usi: dal marketing (più è alto il reddito e più i call center bombarderanno i cittadini per promuovere decisioni di acquisto), alla richiesta di contributi per operazioni più o meno benefiche (dietro queste organizzazioni spesso si nascondono affaristi con la scusa del no-profit e del volontariato), fino all’utilizzo da parte di truffatori, estorsori, ricattatori, ecc. ecc..

    Io invece metterei senz’altro le liste degli evasori, come fanno in Irlanda, ad esempio. Questo sì che è un deterrente che addita al pubblico ludibrio chi evade il fisco.

    Ma, francamente, questa visione da “grande fratello” (non quello di canale 5….) mi sembra più un esercizio di voyerismo fiscale che altro.

    Poi, beninteso anch’io ho delle curiosità. Ad esempio, vorrei sapere se….. ma lasciamo perdere… 🙂

  8. posturanismo
    venerdì 2 maggio 2008 alle 2:46

    Franko, ottima idea!!!!

  9. venerdì 2 maggio 2008 alle 16:47

    …potrebbe sembrare strano, ma vorrei esporre anche io i miei dubbi sulla vicenda. Non certamente su Beppe Grillo (anzi, sono solo conferme… una dopo l’altra!) ma sull’utilizzo del uebbe in questo modo. Le dichiarazioni dei Redditi sono e devono essere pubbliche (e chissà come mai al Comune chiediamo da tre anni che vengano pubblicate quelle di Consiglieri ed Assessori), ed ha ragione Nicola a dire che comunque sono facilmente consultabili presso gli Uffici comunali.
    Ma, mi chiedo, questo è uno strumento di Democrazia oppure di semplice “controllo totale”? A quando una cassettina della Posta per raccogliere le denunce dei cittadini che si auto-accusano a vicenda di fare o non fare una cosa?
    Non lo so, ho qualche dubbio!

  10. venerdì 2 maggio 2008 alle 22:10

    che significa: auto accusarsi a vicenda?
    (scherzo, scherzo …) 🙂

  11. sabato 3 maggio 2008 alle 1:13

    …che se un cittadino accusa un altro imbucando una lettera nella cassetta della posta, praticamente si espone a subire lo stesso trattamento! 🙂

  12. faunosilvestre
    lunedì 5 maggio 2008 alle 11:11

    Sinceramente continuo a non capire quale differenza ci sia tra consultare presso un municipio oppure on line dei dati. Che vuol dire che “per consultarli al municipio dobbiamo presentare un documento di identità”?
    Credere che questo possa essere un deterrente per chi vuole utiizzare “impropriamente” quei dati è davvero ingenuo, se non proprio mistificatorio.
    Giustamente o le dichiarazioni dei redditi non devono essere visibili in alcun modo, oppure che restino sul web non fa differenza. Anzi così si aumenta l’efficienza e si rende più democratico il principio che aveva portato il legislatore a renderli consultabili presso un ufficio comunale.

  13. lunedì 5 maggio 2008 alle 11:26

    Prima di replicare, ho preferito far sedimentare la cosa e riflettervi.

    La prima delle questioni che questo episodio sfiora è se vi sia o meno un interesse pubblico nella diffusione dei dati relativi al reddito e alle imposte pagate dai cittadini allo Stato. Solo in caso affermativo, va discusso se tale diffusione a mezzo internet sia in astratto possibile e infine, in subordine, se essa si giustifica nelle forme in cui è stata attuata.

    Chiariti i punti della questione, provo a rispondere:
    1. Fermo restando che è sempre lecito cambiare idea sovvertendo l’approccio sinora adottato, come l’ex garante della privacy Rodotà ha ricordato giovedì su Repubblica, la legislazione italiana ammette la diffusione dei dati perché ritiene che essa abbia un interesse pubblico. Che poi lo strumento sia il più efficace è una riflessione che ci allontana dall’episodio in sé sul quale stiamo discutendo.
    2. L’e-government è il government con altri mezzi, e quindi se la diffusione dei dati è corretta non è lo strumento con il quale essa accade ad alterarne la liceità. Né vale il punto sollevato da Frisbee, secondo il quale il “fastidio” che la consultazione cartacea richiede sia uno strumento per tutelare la privacy: di fronte al rischio paventato che si faccia un uso interessato dei dati – dall’attività criminale al marketing al parente antipatico che ti chiede un prestito – proprio la presenza di una barriera all’accesso ai dati (recarsi di persona presso gli uffici competenti, farsi identificare, etc.) non offre alcuna protezione. Viceversa, essa avrebbe come effetto quello di rendere scomodo – se non di fatto impossibile – il controllo sociale dell’evasione fiscale che è sotteso alla volontà di diffondere i dati. E’ il classico meccanismo della selezione inversa, per cui a prevalere sono le cattive intenzioni.
    3. Il punto è perciò se le modalità con le quali la pubblicazione sia avvenuta (non si capisce bene se ad iniziativa dei vertici dell’Agenzia dell’Entrate o del viceministro Visco) siano state o meno rispettose delle eventuali procedure previste. Ma su questo, non avendo cognizioni giuridiche sufficienti, non mi esprimerò.

  14. Frisbee
    martedì 6 maggio 2008 alle 21:09

    Beh, proprio oggi, il Garante sulla privacy ha detto la parola fine sulla questione, giudicando illegittima la diffusione su internet dei dati.

    http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=82695&idCat=33

    Le ragioni sono molto chiare e condivisibili e, peraltro, noto con poacere che, nella sostanza, molte di esse rispecchiano quanto (ovviamente in maniera infinitamente meno tecnica e competente) ho già espresso qui e sul blog di Giuseppe C..

    Stralcio le parti più significative della decisione dell’Autorità di Garante sulla Privacy:

    “La decisione dell’Agenzia contrasta con la normativa in materia. In primo luogo, perché il Dpr n.600/1973 stabilisce che al direttore dell’Agenzia delle entrate spetta solo il compito di fissare annualmente le modalità di formazione degli elenchi delle dichiarazioni dei redditi, non le modalità della loro pubblicazione, che rimangono prerogativa del legislatore. Attualmente, per le dichiarazioni ai fini dell’imposta sui redditi, la legge prevede unicamente la distribuzione degli elenchi ai soli uffici territoriali dell’Agenzia e la loro trasmissione ai soli comuni interessati e sempre con riferimento ai contribuenti residenti nei singoli ambiti territoriali.

    L’inserimento dei dati in Internet, inoltre, appare di per sé non proporzionato rispetto alla finalità della conoscibilità di questi dati.

    L’uso di uno strumento come Internet rende indispensabili rigorose garanzie a tutela dei cittadini. L’immissione in rete generalizzata e non protetta dei dati di tutti i contribuenti italiani (non sono stati previsti “filtri” per la consultazione on line) da parte dell’Agenzia delle entrate ha comportato una serie di conseguenze: la centralizzazione della consultazione a livello nazionale ha consentito, in poche ore, a numerosissimi utenti, non solo in Italia ma in ogni parte del mondo, di accedere a innumerevoli dati, di estrarne copia, di formare archivi, modificare ed elaborare i dati stessi, di creare liste di profilazione e immettere ulteriormente dati in circolazione, ponendo a rischio la loro stessa esattezza. Tale modalità ha, inoltre, dilatato senza limiti il periodo di conoscibilità di dati che la legge stabilisce invece in un anno.

    L’Autorità ha poi rilevato che non è stato chiesto al Garante il parere preventivo prescritto per legge.

    L’Autorità ha altresì specificato che va ritenuta illecita anche l’eventuale ulteriore diffusione dei dati dei contribuenti da parte di chiunque li abbia acquisiti, anche indirettamente, dal sito Internet dell’Agenzia. Tale ulteriore diffusione può esporre a conseguenze di carattere civile e penale.

    Resta fermo il diritto-dovere dei mezzi di informazione di rendere noti i dati delle posizioni di persone che, per il ruolo svolto, sono o possono essere di sicuro interesse pubblico, purché tali dati vengano estratti secondo le modalità attualmente previste dalla legge.

    Il Garante ha stabilito, infine, di contestare all’Agenzia, con separato provvedimento, l’assenza di un’idonea informativa ai contribuenti riguardo alla forma adottata per la diffusione dei loro dati, anche al fine di determinare la relativa sanzione amministrativa.

    Per dare la massima conoscibilità al provvedimento e anche per consentire a tutti di avere maggiore consapevolezza che la ulteriore messa in circolazione dei dati è un fatto illecito che può avere anche rilevanza penale, l’Autorità ha disposto la pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale.”

    Più chiaro di così….

  15. mercoledì 7 maggio 2008 alle 1:19

    No, Frisbee, le cose non sono così chiare come la frase in chiusura del tuo commento precedente lascia intendere.
    Non intendo ovviamente contestare le deliberazioni del Garante, ma solo sottolineare che commentatori dotati di analoga autorevolezza in materia (sebbene privi dell’autorità che la legge riconosce al garante pro-tempore) hanno espresso opinioni differenti su molti aspetti della questione. E faccio riferimento, tra gli altri, proprio all’ex Garante della Privacy Stefano Rodotà e al magistrato Giancarlo Ferrero, membro della Commissione Centrale Tributaria.

    Nel merito, pur condividendo diverse osservazioni del Garante, ritengo che la stragrande maggioranza di esse riguardino aspetti meramente procedurali. Uno su tutti: siccome la dichiarazione dei redditi è obbligatoria, qualora il trattamento dei dati per via telematica fosse stato necessario per l’espletamento del servizio, il contribuente non avrebbe potuto sottrarsi dall’autorizzarlo.

    Circa invece gli aspetti di rilevanza penale connessi alla diffusione o detenzione dei dati (che – a scanso di equivoci! – non ho né bramo di avere), posto che quelli sul reddito non sono considerati dalle leggi in materia dati sensibili vale il principio generale secondo cui “chiunque al fine di trarne per sé o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali […] è punito […] se dal fatto deriva nocumento”. E quale sarebbe il profitto proprio o il nocumento altrui associato al mero possesso dei dati, sia pure per discutibili finalità voyeuristiche?

  16. Giuseppe
    mercoledì 7 maggio 2008 alle 20:38

    Rimane l’illegittimità dell’atto: la legge prevede che i dati siano resi pubblici per un anno.Su internet saranno disponibili per sempre.

  17. Frisbee
    mercoledì 7 maggio 2008 alle 21:00

    Alcune cose, forse ti sono sfuggite.

    Ad esempio, il Garante ha scritto una cosa diversa da come tu l’hai interpretata. Quello che tu ritieni un aspetto meramente procedurale è invece sostanza.

    Infatti, il Garante ha rilevato “l’assenza di un’idonea informativa ai contribuenti riguardo alla forma adottata per la diffusione dei loro dati”. La qual cosa verrà contestata in separata sede comminando un’apposita sanzione amministrativa all’Agenzia delle Entrate. Sanzione che potrebbe essere anche molto pesante.

    In sostanza, sugli appositi modelli di dichiarazione dei redditi l’agenzia delle entrate, se proprio intendeva dare diffusione telematica urbi et orbi (e solo dietro preventivo parere favorevole del Garante, come specificato dalla legge), avrebbe dovuto specificarlo a chiare lettere e chiedere l’autorizzazione ai singoli.

    Quanto al possesso e alla divulgazione dei dati, e alla tua meravigliata reazione, il possesso di quei dati in forma elettronica, oltre che al vouyerismo, sta già dando vita non solo alla formazione di database che potrebbero avere finalità anche delittuose (utilizzabili dalla malavita per organizzare estorsioni, truffe, ecc.), ma è già fiorito su internet il commercio di quei dati. E’ intuibile che i call center, chi fa del marketing diretto, ecc., sia ghiotto di quelle informazioni.

    Infatti, “nel sito di aste on line Ebay è stata messa in vendita nei giorni scorsi la ”dichiarazione redditi 2005 di tutto il popolo italiano” a 38,50 sterline, ovvero 49,29 euro.
    L’utente, che ha offerto la lista con la formula ”compralo subito”, si chiama ”brazo78” e sostiene che il cd-rom con i nomi dei contribuenti si trovi a San Marino.
    L’oggetto puo’ essere pagato tramite Paypal, banca online di Ebay, o con carta di credito.”

    Insomma, la decisione del Garante mi sembra non solo ineccepibile ma molto ben mirata e articolata. Oltre che saggia.

    Una saggezza che il “leggero” Visco non ha certamente dimostrato di avere.

  18. giovedì 8 maggio 2008 alle 2:02

    Sì, Giuseppe, ma online ci sono anche i commenti alle dichiarazioni dei redditi dei cosiddetti vip apparsi sulla stampa diversi anni fa.

    Frisbee, conosco abbastanza bene le potenzialità del customer profiling per rendermi conto che la disponibilità dei dati ne permette ampi usi a scopi commerciali. Si tratta, cioè, di organizzare ad esempio campagne di marketing mirate ai soli potenziali acquirenti di un certo prodotto, selezionati mediante criteri opportuni (età, preferenze d’acquisto, reddito, etc.).
    L’iniziativa dell’Agenzia delle Entrate, nelle (discutibili) modalità con le quali è stata attuata, semplifica enormemente l’accesso a tali dati e la costituzione di database, che sono illegali senza consenso esplicito degli interessati. Ma già ieri chiunque avesse ritenuto economicamente conveniente sobbarcarsi gli oneri di una consultazione diretta avrebbe avuto diritto a consultare e potenzialmente registrare le dichiarazioni dei redditi girando per gli uffici comunali di tutta Italia. Quello che è accaduto – nelle modalità con le quali i dati sono stati diffusi – è stato il mero abbassamento dell’asticella della convenienza economica. Ma, dopo questo pronunciamento del Garante, coerenza vorrebbe che i dati siano resi inaccessibili a chiunque anche in forma cartacea.

    Sulla questione del consenso dei dati: supponendo che la loro diffusione autorizzata per via telematica fosse stata ritenuta lecita allo scopo di favorire il controllo sociale, probabilmente sarebbe stato sì necessario comunicare ai contribuenti le modalità di diffusione. Ma trovo del tutto incongruo che si fosse permesso loro di non autorizzare il trattamento dei dati. Scusa il paragone: sarebbe stato come chiedere ad un automobilista se fosse o meno disposto ad avere la targa sulla sua automobile…

  19. Frisbee
    giovedì 8 maggio 2008 alle 8:54

    Ma no, scusa ma stai dicendo delle banalità e dei luoghi comuni che non c’entrano niente con la normativa in vigore e con il diritto in generale. E neppure con il marketing.

  20. giovedì 8 maggio 2008 alle 10:20

    Puoi essere più esplicito, per cortesia? Per come l’hai scritta tu sembra un’accusa un po’ a vanvera…

  21. Frisbee
    giovedì 8 maggio 2008 alle 21:10

    A vanvera??? Mmmahhh… eppure ho postato quasi per intero il parere del Garante…

    Oggi peraltro, la Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il Direttore generale dell’agenzia delle entrate per violazione della legge sulla privacy.

    Insomma, intendo dire che non ci si deve avventurare su terreni minati come quello giuridico in assenza di una preparazione di fondo in materia.

    Sul marketing, evidentemente non sai bene come vengono formate e acquisite le banche dati.

  22. venerdì 9 maggio 2008 alle 0:13

    Grazie della risposta: ora, accanto a quello del Garante, anche il tuo pensiero mi è più chiaro.

    Però sul marketing posso rimediare subito: il customer profiling è oggetto di studio dei miei colleghi di corridoio, e visto che tre anni di discussioni sulle rispettive attività di ricerca non sono bastati, domani a pranzo mi tolgo lo sfizio di informarmi meglio… 😉

  23. arwen_h
    giovedì 15 maggio 2008 alle 23:45

    se devo esser sincera quando leggo quanto dichiara certa gente mi prende un contorcimento di budella… tipo certe persone in tv, certi personaggi grigi stupidi e vuoti che dichiarano cifre da 6 o 7 zeri solo perche’ mostrano tette e culi… o ancor peggio perche’ figli di qualcuno importante.. grr che nervoso….
    anche grillo tanto paladino un po (e tanto) di nervoso me lo da’.. ma d’altro canto noi di genova lo sappiamo, non a caso vive nella villa piu’ bella di sant’ilario….

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