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Prevenzione

giovedì 5 febbraio 2009

Il Senato ha approvato oggi l’emendamento della Lega Nord al decreto sicurezza che revoca ai medici il divieto di denunciare i pazienti stranieri privi di permesso di soggiorno. Tutto ciò per accrescere la sicurezza e per un senso di equità fiscale, dato che i clandestini non pagano le tasse che coprono le prestazioni sanitarie pubbliche.

Questo blog crede alla prevenzione. Pertanto ringrazia preventivamente sin da oggi i parlamentari di tutta la maggioranza che hanno reso possibile questo traguardo: d’ora in poi i clandestini, anche quelli affetti da malattie trasmissibili, (tubercolosi, scabbia, etc.) si guarderanno bene dal curarsi, e come bombe batteriologiche si aggireranno nelle nostre città continuando ad accudire i nostri familiari, a lavorare nei pollifici o a venderci i fazzoletti di carta ai semafori. In Senato, nonostante fosse stato richiesto dall’opposizione il voto segreto, si è votato in  modo palese: sappiamo così chi ritenere responsabili dei primi casi di epidemie della miseria che si registreranno in Italia dopo molti decenni.

Per completare il quadro, segnalo – tra i tanti – questi due blog.

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  1. giovedì 5 febbraio 2009 alle 19:16

    Nicola, io a grandi linee considero una bastardata questo decreto, soprattutto perchè odiere i dottori più di quanto li odi adesso.
    A mio parere, faccio un esempio, se un clandestino si rompe un braccio, è giusto che si rechi in ospedale, anche senza documenti, e troverei corretto che il medico di turno, senza fare tante storie, gli metta a posto, parlando in parole povere, il suo arto.
    Però, le mie piccole esperienze mi insegnano che le prime cose che ti chiedono sono il nome ed il cognome. Cmq, per una rottura di un arto, si potrebbe anche sorvolare.
    Ma ipotizziamo, come tu hai scritto, che contragga la tubercolosi o altre malattie infettive, come l’epatite virale, che necesittano un ricovero ospedaliero più o meno lungo.
    Premettendo che non faccio un discorso di denaro (se ne spreca così tanto in Italia, figuriamoci se la decenza di un clandestino possa fare la differenza!), è giusto o meno che una persona non fornisca neanche l’A-B-C della sua identità per un ricovero più o meno lungo?
    E se, nel caso lo Stato gli dia ancora la possibilità di curarsi senza correre alcun rischio, accade che lui decida di non curarsi più, o di interrompere la cura per svariati motivi, è giusto che lo Stato non abbia i mezzi per rintracciarlo e per non permettergli di essere una bomba battereologica?
    Il mio è un discorso che vuole prescindere dalla sicurezza, dalla clandestinità e bla bla bla…non me ne frega niente di tutto ciò, anche perchè non penso minimamente che tale decreto risolva la situazione.
    L’unica cosa che penso è che un limite si debba porre, che qualche paletto vada messo. Non conosco bene il decreto e non ci penserei due volte a definirlo nel caso una porcata.
    Penso, però, che proprio su determinate malattie infettive lo Stato abbia la necessità di sapere tutto del paziente.
    Non per un braccio rotto o per un occhio nero.

  2. posturanismo
    venerdì 6 febbraio 2009 alle 0:35

    DISUMANO. veramente DISUMANO.
    Provo solo vergogna per una nazione nella tormenta. (il problema è che non esistono alternative visto che il PD che dovrebbe fare OPPOSIZIONE, scimmiotta il governo e la Sinistra ormai è vittima dei personalismi di ogni sorta).

  3. venerdì 6 febbraio 2009 alle 1:13

    Umberto, le tue preoccupazioni sono legittime. Infatti, la norma che il decreto approvato abolisce prevedeva che, esattamente come accade a qualunque paziente che faccia ricorso alle cure sanitarie in ospedale, anche i clandestini fornissero le loro generalità in tutti i casi, ma che queste non potessero essere fornite all’autorità giudiziaria “salvo che nei casi previsti dalla legge”, ossia in presenza di malattie infettive particolarmente pericolose (es. il virus ebola, l’aviaria, etc.). La tutela dell’interesse pubblico in materia di sicurezza sanitaria sinora c’è stata: è adesso che non ci sarà più.

    Posturanismo, devo dire che su questo provvedimento c’è stata opposizione da parte di tutti, dall’UDC ai comunisti. Se poi fai un discorso più generale, condivido la vergogna che provi.

  4. venerdì 6 febbraio 2009 alle 13:32

    questa volta mi hai anticipato tu 🙂
    ….probabilmente analizzerò anch’io la questione….
    il problema è che quando cerco di farlo…. vomito!

  5. venerdì 6 febbraio 2009 alle 15:27

    Vorrei (con l’ottimismo della volontà) andare un po’ controcorrente e non la farei più grande di ciò che è.
    Per lo meno dal punto di vista “pratico” della faccenda. Visto che, secondo me (e spero che i fatti mi daranno ragione), la quantità di medici che forniranno i nominativi all’autorità giudiziaria sarà una esigua, sparuta minoranza. Tutto ciò se esiste la possibilità di fare “obiezione di coscienza”. Esattamente come un medico può appellarsi ad essa per prescrivere la cosiddetta pillola del giorno dopo.
    Poi, gli obblighi di legge quelli esistonoper tutti. Anche oggi se mi dovessi procurare un danno fisico che preveda una prognosi superiore ad un tot numero di giorni, i medici hanno l’obbligo per legge di segnalare il fatto ai carabinieri (che comunque non sono l’autorità giudiziaria).
    Resta comunque un giudizio eticamente negativo.
    Non so perchè, ma a me questa faccenda sa di delazione.
    Chi ha piacere a sentirsi “Infame”?

  6. venerdì 6 febbraio 2009 alle 15:51

    Franko, non è per fare il pessimista della ragione, ma sinora non è stato sufficientemente chiarito un aspetto che rende inutile il tuo ottimismo della volontà: i medici in servizio presso il servizio sanitario nazionale sono pubblici ufficiali.

    Sono pertanto perseguibili penalmente per omessa denuncia qualora non denuncino un qualunque reato perseguibile d’ufficio, come quello di immigrazione clandestina che rientra nello stesso decreto-sicurezza. Ora, immagina l’effetto devastante che determinerebbe una condanna penale sulla vita di qualunque medico precario (ad es. quelli della guardia medica) che è in attesa di un concorso pubblico per stabilizzarsi.

    Pertanto, sostenere che la norma permette, ma non obbliga i medici alla denuncia dei pazienti senza permesso di soggiorno è una manipolazione della realtà.

    Né la norma sull’obiezione di coscienza prevede quello che si vuole far credere, in questo caso come in altri. E’ possibile fare obiezione di coscienza senza patire conseguenze solo nei casi espressamente previsti dalla legge (ad es. l’aborto o il vecchio servizio militare): in tutti gli altri casi (incluso – fra l’altro – quello della prescrizione della pillola del giorno dopo), quest’opzione non è prevista, esattamente come non era prevista negli anni sessanta per i “renitenti alla leva”, che finivano in carcere.

  7. venerdì 6 febbraio 2009 alle 21:15

    Io da piccolo presi l’epatite (non tubercolosi, non ebola, non aviaria). Mi feci 15 giorni di ospedale. Appena tornato a scuola il maestro, senza quasi salutarmi, mi disse: “Hai il certificato di medico?”. Avevo un nome, un cognome, ero italiano, l’ospedale sapeva tutto di me ed avevo il certificato medico.

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