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Ex voto. In memoria dello stato di diritto

sabato 6 marzo 2010

Dopo una settimana in cui l’Italia – pur privata dell’informazione politica in televisione – ha scoperto che i partiti al governo fanno firmare i morti, raccolgono firme a matita e senza autentica, cambiano le liste elettorali dopo che sono state sottoscritte e pretendono di depositarle quando i termini sono scaduti; e che per questo la maggioranza accusa i magistrati e l’opposizione, i candidati evocano la prova di forza nelle piazze, il ministro della Difesa dichiara di «essere pronto a tutto» pur di opporsi alle decisioni della magistratura, e il governo vara un decreto legge per sanare solo le violazioni della propria parte politica, quale altro stupro al senso di legalità – al senso di democrazia – si sarebbe potuto aggiungere?

La firma del presidente della Repubblica a quel decreto. E infatti Paul von Hindenburg ha immediatamente firmato. Eppure avrebbe dovuto essere al corrente dell’evidente incostituzionalità dell’atto che stava avallando: anzitutto, l’articolo 117 della Costituzione attribuisce alle Regioni la competenza esclusiva in materia in legge elettorale regionale. In secondo luogo, l’articolo 72 prevede per la disciplina elettorale la riserva di legge formale d’assemblea, cosa che esclude perentoriamente la possibilità di ricorrere alla decretazione d’urgenza per regolare questa materia.

Si tratta di elementi di incostituzionalità così macroscopici che saltano all’occhio persino a chi come me non ha una formazione giuridica. E allora, presidente Napolitano, come mai la sua firma è in calce al decreto? Ha firmato senza leggerlo? Le è sfuggito che la palese incostituzionalità degli atti è ragione sussistente per non emanarli e che tale verifica è compito precipuo della carica che ricopre? Ha scelto di esimersi dal controllo di costituzionalità, piegando a discutibili ragioni di opportunità le prerogative del Capo dello Stato? Ritiene che l’annullamento a posteriori delle elezioni per incostituzionalità del decreto che ha scelto di firmare possa preservare il Paese dalle prove di forza della piazza e da minacce analoghe a quelle fatte stavolta da chi controlla le Forze Armate?

In generale, qual è la soglia sino alla quale ritiene accettabile sacrificare lo stato di diritto per assecondare il disprezzo delle leggi da parte della destra al governo?

Non posso che fare mie le parole del presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, che così commenta gli eventi di queste ore:

In questo momento così buio per la vita democratica italiana, esprimo la mia solidarietà a chi rispetta le regole, a chi paga le multe, a chi versa correttamente le tasse, a chi si ferma al rosso. Insomma esprimo la mia solidarietà alle persone perbene.

Edit: la mia indignazione è la stessa espressa, fra i tanti, da Alessandro Gilioli.

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  1. sabato 6 marzo 2010 alle 11:24

    concordo su ogni singola parola e ti dirò di più… questo post sarà linkato sul mio prossimo che sarà online lunedi 🙂

  2. Francesco
    domenica 7 marzo 2010 alle 7:35

    E’ difficile commentare un avvenimento di questo tipo!

  3. domenica 7 marzo 2010 alle 18:18

    noi pochi democratici rimasti a difesa dei diritti di tutti, della legalità. della tolleranza e del rispetto reciproco, solo per il fatto di esistere alimentiamo una debole speranza per il futuro. Fa piacere sentire una voce nel deserto

  4. lunedì 8 marzo 2010 alle 9:51

    rettifico…. il mio post dove questo post sarà linkato (anche perchè come dice francesco è difficile commentare un avvenimento del genere….) sarà online domani o dopodomani.

  5. mercoledì 10 marzo 2010 alle 9:42

    adesso è online …. ciao…. e se ti va…. buon “papiro” 😉

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