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2008 awards: i risultati

domenica 11 gennaio 2009 2 commenti

Ecco i risultati del mini-concorso sui personaggi del 2008:

1. Politica estera: Barack Obama (72%)
2. Politica italiana (maggioranza): Renato Brunetta (58%)
3. Politica italiana (opposizione): Antonio Di Pietro (88%)
4. Economia: Lehman Brothers (54%)
5. Etica: Beppino Englaro (50%)
6. Cultura: Roberto Saviano (52%)
7. Spettacoli: Giovanni Allevi (59%)
8. Sport: Usain Bolt (47%)

I vincitori saranno premiati al prossimo MolaBlogStock. Sempre che vengano di persona.

2008 awards

giovedì 25 dicembre 2008 17 commenti

Vacanze di Natale, tempo di bilanci. Come da tradizione, anche quest’anno propongo ai lettori di questo blog di eleggere i personaggi che più di ogni altro hanno impersonato nel bene o nel male il 2008.

Per ciascuna delle otto categorie che vi propongo ho scelto più o meno arbitrariamente quattro candidati. Sta a voi assegnare fino a tre voti per categoria (tutti ad uno o suddivisi tra più candidati). I vincitori saranno proclamati al termine delle vacanze.

1. Politica estera: Ingrid Betancourt, Dalai Lama, Barack Obama, Nicholas Sarkozy
2. Politica italiana (maggioranza): Renato Brunetta, Giulio Tremonti, Licio Gelli, Maria Stella Gelmini
3. Politica italiana (opposizione): Antonio Di Pietro, Anna Finocchiaro, Ignazio Marino, Sinistra Arcobaleno
4. Economia: Compagnia Aerea Italiana, Paul Krugman, Lehman Brothers, Henri Paulson
5. Etica: Beppino Englaro, Carlo Maria Martini, Randy Pausch, Benedetto XVI
6. Cultura: Roberto Saviano, Facebook, Sandro Bondi, famiglia Messeni Nemagna
7. Spettacoli: Maryl Streep, Toni Servillo, Paul Newman, Giovanni Allevi
8. Sport: Usain Bolt, Alessandro Del Piero, Lewis Hamilton, Michael Phelps

Buon Natale e buon divertimento!

Sorpresa: in provincia di Bari si vive molto meglio

domenica 7 dicembre 2008 12 commenti

La diffusione dei risultati per il 2008 dell’indagine sulla qualità della vita condotta annualmente dal quotidiano economico Italia Oggi riserva una piacevole sorpresa. Come ormai prassi da alcuni anni, in base a 80 indicatori sono state monitorate otto dimensioni principali di analisi (popolazione, tenore di vita, affari e lavoro, servizi, tempo libero, criminalità, disagio sociale e personale, ambiente) su ciascuna delle 103 province italiane.

Ancora una volta, la classifica vede prevalere il centro-nord, con le province di Siena, Trento e Bolzano ai primi tre posti. In generale, rispetto al 2007 in termini assoluti si riscontra una qualità di vita non sufficiente in 55 province, ed in particolare in quelle più popolose. Ma è  in netta controtendenza il risultato della provincia di Bari che, portando i propri indici da 182,25 a 472,99, balza dall’84° è al 48° posto e si pone come la prima del Mezzogiorno e davanti a (presunte?) isole felici come quelle di Savona, Vercelli, Pavia o Pistoia.

Ho avuto modo di guardare nel dettaglio l’indagine pubblicata da Italia Oggi sul numero odierno. Ne ho pertanto analizzato metodologia e risultati, in relazione alla provincia barese.

Criteri e metodologia dell’indagine

L’ovvia premessa – peraltro riportata anche sul quotidiano – è che l’informazione statistica “è pur sempre una fotografia imperfetta della realtà e diventa attendibile solo nel medio periodo“. Tuttavia, tutti gli indicatori adoperati sono estrapolati da dati numerici ufficiali (fonti ISTAT, Agenzia delle Entrate, Banca d’Italia, ministeri) o basati su rilevatori terzi (SIAE, Legambiente, SEAT) e tradotti in punteggi secondo una metodologia inevitabilmente opinabile, ma molto trasparente:

  1. Su ciascun indicatore, il punteggio è 1000 alla provincia con valore migliore, 0 per la peggiore, e tutte le altre sono scalate proporzionalmente al dato numerico;
  2. All’interno di ciascuna dimensione di analisi, i punteggi sono la media aritmetica (normalizzata in scala 0-1000) degli indicatori, che pertanto hanno lo stesso peso;
  3. Analogamente, la classifica aggregata è data dalla media aritmetica normalizzata dei punteggi ottenuti in ciascuna delle 8 dimensioni d’analisi.

Per queste ragioni, e per la sostanziale stabilità negli anni del panel di indicatori considerati (confermati quest’anno per il 95%) , non è possibile “aggiustare” i risultati per favorire l’una o l’altra provincia. D’altronde, anche se è la scelta degli indicatori che può essere criticata, ciò può alterare la rispondenza alla realtà della classifica, non la variazione in classifica di una singola provincia da un anno all’altro.

Dettaglio dei risultati

Le tabelle pubblicate riportano per ciascun indicatore il dato di ogni provincia, il corrispondente punteggio assegnato e la posizione in graduatoria per l’anno in corso; purtroppo, dell’anno precedente è riportata solo la posizione in graduatoria: è su quella che posso pertanto effettuare l’analisi.

La prima dimensione di analisi è relativa ad affari e lavoro e considera come indicatori  i tassi di occupazione e disoccupazione, il numero di imprese e l’importo dei protesti per abitante, il numero di fallimenti e di clienti corporate banking per impresa. Qui le province centro-meridionali sono interamente nel terzo e quarto quartile. Bari è al 79° posto (era all’88° nel 2007), migliorando significativamente la propria posizione in relazione a fallimenti (+13 posizioni), protesti (+34) e tasso di disoccupazione (+13).

In relazione all’ambiente, sono stati considerati i consumi di acqua ed energia, la produzione e differenziazione dei rifiuti e il trattamento delle acque reflue, le concentrazioni di sostanze tossiche in atmosfera e nelle acque, le autovetture circolanti, le piste ciclabili e l’uso del trasporto pubblico, le aree verdi, pedonali o a traffico limitato, l’indice di eco-management delle Pubbliche Amministrazioni e l’incidenza di certificazioni ambientali (ISO 14000) tra le imprese. Bari è al 69° posto (era all’81° nel 2007). Si segnala un peggioramento della sua posizione in relazione al PM10 (-30 posizioni), al consumo di energia elettrica (-17) e alla raccolta differenziata (-14), e un miglioramento in relazione a produzione di rifiuti (+12), isole pedonali (+20), zone a traffico limitato (+37), piste ciclabili (+10), aree verdi (+19), certificazioni ambientali (+19) e soprattutto per l’indice di ecomanagement (+41).

Anche in relazione alla criminalità (che si rifà a numerosi indicatori riferiti a reati sia contro la persona sia contro il patrimonio), la posizione in classifica di Bari migliora sensibilmente, dall’85° al 45° posto, grazie soprattutto alla riduzione degli omicidi dolosi (+38 posizioni), delle violenze sessuali (+19), della prostituzione (+26), delle truffe (+11) e dei reati connessi con lo spaccio di stupefacenti (+16). A mero titolo di curiosità, in quanto a scippi e borseggi Bari è a metà classifica, nettamente davanti a tutte le grandi città ma anche a molte piccole province del centro-nord: scoprire che il rischio è sensibilmente più alto a Ravenna o a Bolzano sovverte molti luoghi comuni.

Riguardo al disagio sociale e personale (che aggrega disoccupazione giovanile, precarietà tra lavoratori adulti, infortuni sul lavoro, minori denunciati, ma anche suicidi, divorzi e separazioni, portatori di handicap e morti per tumore), Bari, migliora il risultato molto positivo dell’anno scorso (è al 13° posto, era al 16°); in generale, questa dimensione d’analisi vede tutto il Mezzogiorno meglio posizionato rispetto al nord ed in particolare alle province dell’arco alpino e alle metropoli, particolarmente penalizzate in merito agli indicatori di disagio personale. Nello specifico, Bari nel primo terzo della classifica su tutti gli indicatori, salvo la disoccupazione giovanile (73°; + 13 posizioni), le denunce di minori (60°; indicatore nuovo) e i decessi per patologie tumorali (45°; indicatore nuovo, ma va sottolineato anche che in questo caso la distanza tra primo e ultimo è minima).

Anche per la quinta dimensione, quella della popolazione (che comprende densità demografica, dimensione dei nuclei familiari, tassi di natalità e mortalità e saldi di emigrazione e immigrazione), Bari raggiunge il 9° posto (era il 7° nel 2007).

Sotto la voce servizi, l’analisi contempla servizi sanitari (ad es. posti-letto e medici ospedalieri), finanziari (ad es. sportelli bancari e ATM) e di istruzione (ad es. popolazione studentesca, alunni per classe). Nel territorio italiano si riscontra un andamento a macchia di leopardo, segno che non ci sono tendenze evidenti. Bari, comunque, migliora la propria posizione in classifica, passando dal 58° al 42° posto, soprattutto grazie all’aumento del numero di posti-letto ospedalieri (+9 posizioni) e ai sistemi di monitoraggio ambientale (+15).

Riguardo al tempo libero (che aggrega la spesa pro-capite per spettacoli e intrattenimenti, il numero di associazioni culturali e ricreative e di librerie), per Bari l’unica variazione di rilievo riguarda il numero di librerie (+13), cosicché la posizione in graduatoria è sostanzialmente stabile (71° posto: era 73°), condividendo la parte bassa della graduatoria con le altre province meridionali.

Stessa polarizzazione geografica riguarda l’ultima dimensione, quella del tenore di vita, che misura – tra gli altri dati – la spesa per i consumi, il PIL  e i depositi bancari pro-capite, gli importi medi delle pensioni, il costo al mq delle abitazioni e la variazione dei prezzi al consumo: in questo caso Bari registra un  miglioramento, passando dall’89° al 74° posto.

Analisi critica

La metodologia scelta per l’indagine, basata su dati ufficiali e non su indagini empiriche, assicura oggettività nelle valutazioni delle province sui singoli indicatori. Tuttavia ciò non permette di garantire che anche la classifica aggregata sia caratterizzata dalla stessa oggettività, per almeno quattro elementi di criticità:

  1. Il concetto di “qualità della vita” è eminentemente soggettivo.
  2. La selezione degli indicatori è affidata agli autori dell’indagine e può in teoria determinare la sopravvalutazione di alcune province rispetto ad altre.
  3. La normalizzazione sui singoli indicatori non tiene conto della maggiore o minore omogeneità dei valori tra province diverse.
  4. Opinabile è la scelta di assegnare il medesimo peso agli indicatori all’interno delle singole dimensioni di analisi e alle  8 dimensioni di analisi relativamente alla graduatoria aggregata.

Tuttavia, l’indagine permette di valutare con una ragionevole attendibilità  le  variazioni annuali delle performance per le singole province in termini aggregati e soprattutto in relazione alle specifiche dimensioni di analisi.

Sotto questo profilo, nel 2008 la provincia Bari ha registrato un sensibile miglioramento rispetto al 2007. Esso è stato più marcato in relazione ai fenomeni criminali (inclusi quelli per i quali non sussiste il rischio di omessa denuncia), e significativo anche relativamente alla tutela dell’ambiente e alle dinamiche economiche/occupazionali; queste ultime, comunque, sono caratterizzate da una debolezza di fondo, che determinano – nonostante i miglioramenti registrati – posizioni di classifica medio-basse, sebbene in genere tra le migliori del Mezzogiorno.

Sarebbe interessante valutare in che misura questi miglioramenti hanno natura strutturale (e quindi restano acquisiti anche per gli anni a venire) e se essi sono stati  determinati da dinamiche proprie della provincia o che invece hanno accomunato l’intera Regione Puglia. E se la prima analisi può basarsi solo su congetture che resterebbero non verificabili sino a quando non si rendano disponibili i dati relativi ai prossimi anni, riguardo al secondo punto si può osservare l’esistenza di una specificità barese in buona parte degli indicatori, inclusi quelli relativi al tasso di disoccupazione.