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Buonanotte all’Italia

lunedì 14 aprile 2008 56 commenti

Il bollo auto e gli ultimi fuochi

sabato 12 aprile 2008 6 commenti

Ieri, nell’ultima apparizione televisiva prima del silenzio elettorale, il principale esponente etc. etc. ha lanciato il consueto colpo d’artificio che da 15 anni conclude le sue campagne elettorali: ma stavolta non la promessa di portare l’IRPEF al 30% o il Contratto con gli Italiani, e nemmeno l’abolizione dell’ICI come due anni fa. Contando sul fatto che gli italiani sono un popolo di automobilisti stavolta ha promesso nientepopodimeno che il taglio del bollo auto.

Sì, quella tassa fastidiosa che mediamente costa 13 euro al mese.

Di più: la riduzione sarà “graduale” e per giunta “a partire dal terzo anno” di mandato, “sempre che lo stato dei conti lo permetta“. Insomma, a detta di tutti il fuoco d’artificio stavolta è praticamente un petardo bagnato e non escludo che l’elettorato meno politicizzato che contava sulla promessa al fotofinish per lasciarsi convincere a votare per lui possa sentirsi preso in giro da una concessione così modesta, soprattutto visto che la gestione di un’auto è onerosa soprattutto per la RC auto e i carburanti, su quali sono stati invece i governi di centrosinistra a intervenire, iniziando ad accrescere la trasparenza del settore assicurativo e riducendo per due volte le accise.

Per finire, c’è un aspetto su cui nessuno mi sembra abbia fatto attenzione: dal 1999 il bollo auto è una tassa regionale e non viene quindi pagata allo Stato. Non so se l’anziano leader del centrodestra abbia voluto prendere in giro gli italiani, o se si sia trattata di un’affermazione fatta per ignoranza o smemoratezza. Sono certo però che i propugnatori del federalismo fiscale, che sta nei programmi del Popolo delle Libertà, non faranno mancare la loro protesta di fronte al rischio di un ennesimo scippo di Roma ladrona.

Le comiche finali?

sabato 9 febbraio 2008 11 commenti

“Siamo alle comiche finali”. Con queste parole, esattamente due mesi fa Gianfranco Fini salutava l’acrobatica fondazione del Partito del Popolo della Libertà sotto le cui insegne si candiderà alle politiche di aprile. In vista di quell’appuntamento, il partito del quale l’eterna promessa della destra italiana è stato leader per un ventennio (con la minuscola, beninteso) sembra sul punto di sciogliersi tra il disorientamento dei sostenitori. E per contrappasso, questa decisione non giunge meno verticistica dell’ormai famoso discorso del predellino che fece tanto inalberare il presidente di AN.

Sarebbe però superficiale limitarsi a registrare solo la “coerenza del pendolo” di Fini. La decisione del Partito Democratico di presentarsi alle elezioni senza la pletora degli alleati che, a detta di Walter Veltroni, hanno imbrigliato l’azione del governo Prodi ha posto la CdL di fronte all’urgenza di semplificazione e delimitazione dei propri confini, in primo luogo per non concedere un’arma dialettica alla campagna elettorale del PD. Ma la razionalizzazione del quadro politico è un fatto positivo al di là degli intenti trasformistici di chi la promuove.

Per prevedere se la scelta maggioritaria del PD e la costituzione del partito unico di centrodestra centrino anche l’obiettivo sostanziale – evitare il rischio di non poter amministrare l’eventuale vittoria a causa dell’eterogeneità della coalizione – sarà necessario attendere almeno una settimana, fino a che le alleanze non si delineino. Sino ad allora, saranno alla ribalta simulatori e dissimulatori, tentativi di mediazione e minacce di rottura.

Speriamo che, chiusa questa fase, prima o poi PPL, PD e Cosa Rossa si preoccupino, oltre che delle alchimie, anche dei programmi.