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Dollaro, oro e altre bazzeccole

domenica 23 settembre 2007 3 commenti

Da un certo punto di vista, trovarsi negli USA proprio quando il dollaro tocca i minimi con l’euro (servono oltre 1,40 per un euro) è una fortuna.

Un’analisi un po’ più ampia – benché basata solo sull’intuito – lascia però poco da gioire: proviamo a mettere un po’ di idee in fila. La bolla speculativa del mercato immobiliare sembra sul punto di scoppiare: le scene da Grande Depressione viste pochi giorni fa a Londra, con i risparmiatori in fila per strada in attesa di poter ritirare i propri soldi da un istituto bancario esposto sul mercato del mattone non possono essere lette come un fenomeno locale. Anche in Italia i mutui sulla casa sono ai massimi, a dimostrazione che i rischi di mancati ritorni dei prestiti sono più elevati che in passato.

L’oro ha raggiunto il massimo storico rispetto al dollaro, con un aumento del 10% in un mese. Ancora più evidente l’aumento del prezzo del petrolio, scambiato a 84 dollari al barile mentre solo un mese fa valeva il 15% in meno.

Se tre indizi fanno una prova, il dollaro è in caduta libera, tanto più che la Federal Reserve ha abbassato i tassi, rinunciando a difendere il dollaro e aumentando la liquidità del mercato.

Di più: gli investimenti in beni rifugio sono gli unici che oggi attraggono gli investitori. E se anche il prezzo del petrolio, letto in euro anziché in dollari, non è così in crescita come appare, è pur vero che gli operatori sul mercato petrolifero hanno depositi per lo più in dollari e quindi risentono quasi per intero della crisi. L’effetto è che il prezzo al consumo di energia e carburanti cresce più sensibilmente di quello che un’analisi in euro lascerebbe presupporre.

Ciò potrebbe determinare una rilevante spinta inflattiva che alimenterebbe ulteriormente la corsa verso i beni rifugio. Non è escluso che la Cina, che detiene imponenti depositi in dollari USA, decida di disimpegnarsi, abbandonando al proprio destino la moneta americana. A questo punto o l’euro si adegua deprezzandosi o l’Europa, all’inflazione aggiungerebbe la recessione dovuta alle difficoltà nell’esportare i propri prodotti. Stagflazione, inizia a sussurrare qualcuno, e non è una bella parola.