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Posts Tagged ‘Roberto Maroni’

Tortura? In Italia non sarà reato

venerdì 11 giugno 2010 1 commento

Il governo italiano ha respinto l’invito del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU a introdurre nel Codice Penale del reato di tortura e ha rimandato la ratifica del relativo protocollo, sottoscritto dall’Italia nel 2003. Esso faceva seguito alla Convenzione ONU contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti del 1984. Il divieto di tortura è presente anche nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo del 1949 e in numerosi altri trattati internazionali.

Secondo l’ambasciatore italiano alle Nazioni Unite, che ha espresso la posizione del governo, l’introduzione esplicita del reato di tortura è superflua perché le sanzioni previste nel nostro ordinamento “sono sufficienti”.

Il XIV Rapporto Ufficiale (2004) del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti, istituito nel 1987 in seno al Consiglio d’Europa, afferma che:

La credibilità del divieto della tortura e di altre forme di maltrattamento viene compromessa ogni qualvolta i pubblici ufficiali responsabili di tali reati non sono chiamati a rispondere dei propri atti. Se non viene intrapresa un’azione tempestiva ed efficace non appena si riscontrano  delle indicazioni di maltrattamenti, tutti coloro che sono propensi a maltrattare le persone private di libertà arriveranno rapidamente alla conclusione, a ragione, che possono farlo in assoluta impunità. […] Non adottando provvedimenti efficaci, tutti gli interessati – i colleghi, i superiori, le autorità incaricate dell’inchiesta – contribuiscono in definitiva alla disgregazione di quei valori che costituiscono la base stessa di una società democratica.

Poche settimane fa, il ministro dell’Interno Maroni e il sottosegretario Mantovano hanno commentato le condanne in secondo grado di alcuni funzionari di polizia per le violenze commesse nella scuola Diaz di Genova durante il G8 del 2001, dichiarando che essi «hanno e continueranno ad avere la piena fiducia» del Viminale e dunque «rimarranno al loro posto».

Reticenze

mercoledì 23 dicembre 2009 1 commento

Internet non è solo una rete di computer ma la più grande piattaforma di persone che l’umanità abbia mai avuto. La cultura digitale ha creato le fondamenta per una nuova civiltà, e questa civiltà sta costruendo la dialettica, il confronto e la solidarietà attraverso la comunicazione. Perché da sempre la democrazia germoglia dove c’è accoglienza, ascolto, scambio e condivisione. E da sempre l’incontro con gli altri è l’antidoto più efficiente all’odio e alla conflittualità.

Sono le parole che accompagnano la candidatura di Internet al prossimo premio Nobel per la pace, lanciata poche settimane fa dal mensile Wired.

In Italia, intanto, si saluta come una vittoria il fatto che il governo abbia rinunciato ad introdurre i filtri per la navigazione, secondo un modello di censura preventiva del web già adottato in Cina, in Iran o a Cuba. Resta il fatto che il modello proposto dal ministro dell’Interno Maroni è quello di un codice di autoregolamentazione negoziato con gli internet provider (Telecom, Fastweb, Wind & co.) e le multinazionali del settore (Google, Facebook, Microsoft). Auto-regolamentazione di cosa non si è capito, visto che ad essere regolamentati dovrebbero essere gli utenti di internet e non gli operatori economici coinvolti nella stesura del codice. Non è chiaro neppure perché siano stati convocati i meri fornitori di connessione: si vuole per caso indurre i provider al distacco delle utenze dalle quali provengono comportamenti illegali (e magari anche  soltanto scomodi, come previstoin Russia), secondo un modello in palese contrasto con le deliberazioni dell’Unione Europea sul diritto alla rete?

E mentre il Parlamento avalla la revoca degli investimenti in banda larga (fondamentali, fra l’altro, per la competitività del Paese) e sembra sordo alla proposta di abrogazione del decreto Pisanu, che di fatto impedisce la diffusione di aree WiFi gratuite in Italia, il governo lavora per vincolare ad una autorizzazione ministeriale le dirette streaming sul web. Ma su questo punto l’affossamento di Internet c’entra poco, trattandosi soltanto del consueto problema di conflitto di interessi che attanaglia questa maggioranza di liberisti à la carte.

Nel frattempo, il senatore del PdL Raffaele Lauro ha proposto l’introduzione delle leggi specialissime contro l’apologia di reato sul web con l’effetto paradossale di poter condannare a “oltre 12 anni” di reclusione chi in un’email  indirizzata alla mamma dovesse scrivere “Pinco Pallino è un borioso: meriterebbe un gavettone d’acqua gelata”.

400 milioni e una domanda

giovedì 5 marzo 2009 2 commenti

Non sono sicuro che i quesiti del referendum elettorale previsto per questa primavera siano la panacea di tutti i mali. Di più: non sono affatto sicuro che lo strumento referendario sia in sé sufficiente a garantire la necessaria compartecipazione dei cittadini alle scelte della politica.

Alla stessa maniera, non credo che 400 milioni di euro bastino ad una manovra economica per arginare la crisi: le emergenze non potrebbero certamente essere risolte neanche avendo a disposizione i fondi necessari a garantire sei mesi di cassa integrazione a 100.000 lavoratori precari, o ad assicurare un anno di social card a un milione di pensionati, o a pagare il carburante necessario alla circolazione di 50.000 pattuglie di polizia in più ogni giorno per un anno, e neanche per assumere insegnanti sufficienti ad estendere il tempo pieno a tutte le prime classi elementari d’Italia per quasi tre anni.

Però aiuterebbero.

E allora, ministro Maroni, perché lei vuole fissare il referendum il 14 giugno, ossia nella domenica compresa tra l’election day e il secondo turno delle amministrative?  In quella data sarebbe impossibile raggiungere il necessario quorum, visto che i cittadini sarebbero chiamati alle urne tre volte in 15 giorni.

Ha qualcosa a che vedere il fatto che la vittoria del sì al referendum non conviene al suo partito?