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Fides aut Ratio, ovvero Valori non negoziabili

mercoledì 3 dicembre 2008 4 commenti

Proprio alla vigilia della Giornata Mondiale per la Disabilità, che si celebra oggi, la Santa Sede ha ribadito il rifiuto di ratificare la Convenzione sui diritti delle persone disabili delle Nazioni Unite perché agli art. 23 e 25 riconosce ai disabili parità di condizioni con gli altri cittadini nello sposarsi e “decidere liberamente e responsabilmente il numero di figli e il loro distanziamento temporale“, e nell’accedere a tutti i sanitari di assistenza e informazione sanitaria, incluso l’ambito sessuale. Secondo quanto la stravagante diplomazia vaticana afferma, la parità dei disabili con gli altri cittadini in questi campi significa che nei Paesi in cui sono ammessi l’aborto o i programmi di pianificazione familiare, la convenzione allargherebbe a nuove categorie di soggetti la possibilità di accedervi. E, si sa, la vita è un valore non negoziabile.

Valore non negoziabile è anche quello della famiglia, e per difendere quest’istituto la stessa Santa Sede ha deciso di non sottoscrivere la proposta che l’Unione Europea presenterà all’ONU allo scopo di depenalizzare ovunque l’omosessualità (che è reato in 90 Paesi, e in 22 addirittura punibile con la morte). In questo caso la motivazione ufficiale è ancora più astrusa: depenalizzare il reato per eliminare la discriminazione nei confronti delle minoranze di genere significa creare “nuove ed implacabili discriminazioni” nei confronti dei Paesi che non riconoscono le unioni tra persone dello stesso sesso. Come a dire: depenalizzare il consumo di alcool significa discriminare i Paesi in cui agli ubriachi non è permesso guidare gli autobus. O, se si preferisce, opporsi alla lapidazione delle adultere significa essere a favore dell’adulterio. Una follia logica, se non un consapevole primitivismo ideologico. Con buona pace dei troppi discorsi sulla razionalità della fede cristiana nei confronti dell’Islam, si assiste così all’ennesima alleanza tra fondamentalisti islamici e Vaticano, che preferisce coprirne i “crimini contro la vita” piuttosto che condividere il criterio tolleranza propugnato da quello stesso Occidente che si vuol far credere emanazione diretta del pensiero cristiano.

Di fronte a posizioni del genere si potrebbe scegliere il silenzio, evitando di fare da cassa di risonanza  ad affermazioni indifendibili, oppure commentare come ha fatto ieri il teologo Vito Mancuso secondo cui, si resta “davvero raggelati da un papato che ci attendevamo arcigno, antiquato, fedele alla peggiore tradizione preconciliare” ma che ora, mettendosi “pubblicamente allo stesso livello […] delle peggiori dittature” ha scelto la “strada senza ritorno” della “pura pratica di potere, conservazione di una eretica storia di dominio sulle terre, invece che di guida spirituale delle anime”: non è quindi un problema di volta in volta dei disabili, o degli omosessuali, o prima ancora delle persone in stato vegetativo, o delle coppie sterili, o dei malati di AIDS. E’ un problema che tocca chiunque viva in luoghi in cui la Chiesa pretende di dettare la linea alla politica.

Personalmente, prima di giungere a conclusioni troppo dure, attendo le mosse che di sicuro arriveranno presto da Oltretevere sul terzo valore non negoziabile, dopo vita e famiglia: la libertà di educazione dei figli. A quando la rinuncia unilaterale ai benefici per le scuole cattoliche, magari perché è negata loro la possibilità di dire che Darwin si è inventato tutto?

Update del 5 dicembre. Sono (quasi) un genio: la Conferenza Episcopale Italiana è intervenuta oggi sul terzo valore non negoziabile, ma per minacciare il governo italiano che ha tagliato i fondi (anche) per le scuole cattoliche. Il governo ha già promesso il ripristino dei fondi.

L’ononevole Carlucci e l’antimateria grigia

domenica 9 marzo 2008 10 commenti

L’Italia è un posto bellissimo. Penso sia l’unico Paese i cui politici ed ex soubrettes si occupano di fisica teorica.

Accade che Luciano Maiani, già direttore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e del CERN di Ginevra, venga nominato presidente del CNR. Incidentalmente, si tratta dello stesso Maiani che qualche mese prima della nomina aveva contestato l’invito a Benedetto XVI per l’inaugurazione dell’università la Sapienza.

Quello che segue non è scienza: è fantascienza. Il deputato di Forza Italia Gabriella Carlucci, già conduttrice di Buona Domenica, contrasta la scelta contestando le doti manageriali e la competenza scientifica dello stesso Maiani, colpevole – secondo lei – di non aver vinto “neanche un premio Nobel”. Benché i documenti citati dalla Carlucci (che non ha mai vinto neanche un Telegatto) si siano presto rivelati dei falsi grossolani, tutto sarebbe rimasto una delle solite, banali, pretestuose polemiche politiche alle quali l’Italia si è ormai assuefatta. Se non che il premio Nobel Sheldon Glashow è intervenuto per lettera a difendere Maiani elogiandone “l’eccezionale statura scientifica” e chiarire alla conduttrice di Rete4 che “è compito degli scienziati elaborare teorie, non perché queste siano vere ma perché potrebbero essere tali. Se si trattengono dalla pubblicazione delle loro speculazioni per paura che esse non possano essere vere, non ci sarebbe progresso nella scienza. Perfino i nostri più grandi eroi, Galileo, Newton ed Einstein, hanno pubblicato speculazioni che si sono poi rivelate abbastanza sbagliate. Posso fornirla di citazioni, se lei desidera controllare le loro competenze scientifiche“.

In un Paese normale, la faccenda si sarebbe chiusa qui, con questa colossale figura di sterco da parte dell’incauta Carlucci. Invece, non appagata, la deputata pugliese replica a Glashow, lo accusa di essere un bugiardo, chiama in ballo altri eminenti fisici che non tardano a smentirla: tra tutti, lo spagnolo Alvaro de Rujula che sintetizza l’opinione che della penosa vicenda si sono fatte le comunità scientifiche di tutto il mondo: Che hanno fatto gli italiani per meritarsi tutto questo? Non credo che si tratti di una punizione biblica, anche se lo sembra”.

Ormai l’autolesionismo di Gabriella è incontenibile: sul suo blog, non paga di centinaia di commenti negativi, persevera nel gioco pericoloso delle repliche. Nonostante le lacune in materia di fisica e gli errori logici, grammaticali e di traduzione dall’inglese (meno ovvi, dato che la Carlucci si dice laureata in lettere e lingue straniere), quello che colpisce di più è che questa penosa performance non metterà certo fine alla carriera politica della “showgirl che sparla di fisica“.

Del resto, il capopopolo della Libertà solo pochi giorni addietro ha esposto la sua illuminante teoria del peone: in Parlamento servono trenta persone preparate. Gli altri devono essere solo operai ubbidienti.

Edit del 10 marzo: Gabriella Carlucci è stata ufficialmente candidata in Puglia dal Popolo della Libertà.

A scuola secondo la Verità dei Padri

lunedì 25 febbraio 2008 5 commenti

L’incredibile polemica sollevata da Avvenire contro l’Ordine dei Medici rischia di soffocare il dibattito sull’interessante editoriale apparso sabato sul giornale della CEI a firma di Giacomo Samek Lodovici. Il quale, beato lui, non solo non avrebbe timore ma addirittura auspica di vivere in un Paese dove le scuole siano un ghetto.

Secondo l’editorialista, compito dello stato è infatti “garantire la possibilità che i genitori di sinistra possano mandare i figli in scuole di sinistra, quelli liberali in scuole liberali, quelli cattolici in scuole di ispirazione cattolica, ecc.“, così che ciascuno riceva un’istruzione pienamente conforme alle convinzioni di chi lo ha messo al mondo, senza che venga corrotto dal contatto con coetanei e insegnanti di diversa estrazione culturale.

Ma Samek Lodovici, che è professore di filosofia come papà, non si limita a produrre slogan. Spiega anzi approfonditamente le motivazioni della sua richiesta la cui “posta in gioco – com’è noto – non è la tutela degli interessi dei cattolici“. Com’è noto, infatti, Avvenire tratta l’argomento in favore della scuola islamica di viale Jenner a Milano e non a beneficio del liceo dell’Opus Dei (solo maschile) dove insegna l’autore dell’articolo.

La scuola laica, per definizione, è “quella che presenta tutti i modelli di vita, in modo che lo studente scelga quello che più lo convince“. E tuttavia “un sistema scolastico che riesce ad avvicinarsi ad essere indifferente-neutrale e non propone e non valorizza nessuna cultura e nessun modello di vita, in realtà fa una precisa scelta culturale: quella del relativismo, in cui tutte le opzioni sono sullo stesso piano, e facilmente ingenera nello studente una visione relativista“. Discorso che non farebbe una grinza se solo venisse spiegata la ragione per la quale il pensiero liberale, cattolico, di sinistra sono degni di essere trasmessi e quello basato sulla presentazione della pluralità delle opinioni no.

Forse, come ipotizza Galatea, c’è il rischio che la trasmissione dei princìpi liberali, cattolici o di sinistra dei genitori possa essere bruscamente interrotta dal mero confronto con valori e principi differenti, quasi che ogni forma di scambio sia una pericolosa contaminazione per il fragile impianto concettuale del pensiero unico, quale che sia. Una sorta di autismo gnoseologico elevato a sistema.

E infatti, conclude l’editorialista, “poiché la trasmissione culturale dovrebbe essere trasmissione della verità, la scuola dovrebbe trasmettere principalmente (non esclusivamente) la verità, cioè quelle tesi e quei valori che essa ed i genitori che l’hanno scelta considerano vere“. Il nodo qui non sta tanto nel “non esclusivamente” messo tra parentesi, come ad affermare che un tot di menzogna possa trovare spazio in ore ed ore dedicate alla trasmissione della verità-tutta-intera.

Quello che stupisce è che il buon Samek Lodovici, affermando che la verità risiede in quanto credono i genitori, ha fornito l’affermazione più stupefacentemente relativista che io abbia mai sentito. Francamente, se è vero che gli alberi si riconoscono dai frutti, la chiosa di questo articolo rivela la preoccupante deriva a-dogmatica dell’autore. E così, dopo aver analizzato le piroette del suo virtuosistico argomentare, del relativismo inizio ad avere paura anch’io.

Le divisioni del Papa

sabato 19 gennaio 2008 6 commenti

Tanto tuonò che piovve. Per manifestare vicinanza a Benedetto XVI dopo la mancata visita alla Sapienza, per l’Angelus di domani si attende il tutto esaurito a piazza San Pietro: “i cattolici ma anche tutti i romani” sono stati infatti convocati dal cardinal vicario Camillo Ruini e al suo appello hanno risposto anche parrocchie e associazioni di molte parti d’Italia. Senza dubbio, molti avrebbero partecipato comunque alla preghiera: dall’elezione di Benedetto XVI le presenze all’Angelus sono raddoppiate, e in ogni caso domani ricorre la giornata della scuola cattolica, che già l’anno scorso vide la partecipazione di oltre 50.000 fedeli. Ma è agevole prevedere che domani si raggiungeranno numeri ben più consistenti.

Resta però discutibile la scelta nemmeno tanto velata di trasformare una celebrazione liturgica in una prova di forza, piegandone le finalità a quelle del perseguimento di una strategia politica. Quasi che dall’affollamento di piazza San Pietro possa generarsi un’icona di quelle divisioni del Papa di cui Stalin a suo tempo chiese sarcasticamente conto. Divisioni certamente disarmate, ma che in un momento di estrema fragilità del panorama politico nazionale risultano determinanti per il consenso. Non a caso, i politici di 2/3 dell’arco costituzionale hanno anticipato la propria partecipazione.

 

Nel frattempo, visto che la miglior difesa è l’attacco, dagli ambienti clericali è partito l’attacco contro il presidente nominato del CNR Luciano Maiani, reo di aver firmato – prima della nomina – l’ormai famosa lettera di contestazione della scelta di invitare il Pontefice all’inaugurazione dell’anno accademico dell’ateneo capitolino. Un attacco non isolato, visto che con singolare coincidenza temporale si affianca a quello contro l’ex presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky, candidato alla presidenza della Compagnia di San Paolo di Torino, la fondazione bancaria legata all’omonimo istituto di credito. La colpa di Zagrebelsky? Secondo Luca Volonté, essere “laicista” e valdese.

Alitalia, adieu

lunedì 24 dicembre 2007 5 commenti

A me i francesi stanno antipatici di default. Però, con tutte le cautele del caso, mi sono fatto l’idea che l’offerta di Air France-KLM per Alitalia sia quanto di meglio si potesse sperare nelle attuali condizioni. Intediamoci, non è bello cedere l’ennesima grande impresa in mani estere, ma l’alternativa era continuare a vedere il declino di quella che fu la compagnia di bandiera, ormai incapace di tutto: di offrire un servizio minimamente all’altezza dei principali concorrenti esteri o praticare prezzi concorrenziali, di tenere in ordine i conti o rinnovare il proprio parco mezzi.

Resta agli annali l’offerta di AirOne e Banca Intesa, a detta di molti caratterizzata da un programma più finanziario che industriale e soprattutto così debole da non dare una risposta chiara a nessuna delle questioni che caratterizzano la crisi della compagnia, prime tra tutte il destino della controllata AZservizi, gli esuberi del personale e il futuro di Malpensa, che da una decina d’anni è sciaguratamente diventato il secondo hub aeroportuale d’Italia.
Non mi meraviglia che Confindustria, il cosiddetto vento del Nord e i sindacati siano disposti a tutto pur di ostacolare la soluzione transalpina. Ma decidere di non decidere è già una scelta.

(grazie a Libero Blog per aver citato questo post)

La coerenza del lunedì

mercoledì 7 novembre 2007 27 commenti

La notizia ufficiale non c’è ma il tam-tam mediatico è forte. Secondo indiscrezioni provenienti da ambienti di curia, mons. Giancarlo Maria Bregantini, da tredici anni alla guida della difficile diocesi di Locri-Gerace in Aspromonte, potrebbe essere promosso arcivescovo della piccola diocesi di Campobasso.

Non vi sarebbe alcuno scalpore se non si conoscesse la biografia di Bregantini, da sempre punto di riferimento contro la ‘ndrangheta in una terra stanca della propria rassegnazione.

Fu lui a imporre che fossero i parroci, e non i genitori, a scegliere i padrini dei sacramenti, così da interrompere il perpetuarsi di uno strumento mafioso per sancire alleanze e affiliazioni. Fu lui a lanciare la scomunica contro gli esponenti della ‘ndrangheta, a incoraggiare i ragazzi di Locri, dopo l’omicidio Fortugno, a promuovere cooperative di lavoro nella regione con la più alta disoccupazione d’Italia, per sottrarre dal bisogno potenziali manovali del crimine. Perché la legalità si costruisce col lavoro, e lui, già prete-operaio, lo sa bene.

In questo scenario, suonano cupe le parole di chi vuole questa promozione una vittoria dei poteri forti – la mafia della lupara e quella degli affari – contro i quali Bregantini non ha esitato a schierarsi.

In assenza di ufficialità, questo blog esprime un’indignazione preventiva, e speriamo avventata, contro i responsabili di una tale decisione. Ma non tutto è perduto: le scelte, specie se non ancora ufficializzate, possono essere riviste. Per citare lo stesso Bregantini: “Alla bellezza della domenica, aggiungiamo la coerenza del lunedì“.

Edit del 7 novembre: non hanno aggiunto la coerenza del lunedì.

(grazie a Libero Blog per aver citato questo post)

Basta con le raccomandazioni

martedì 30 ottobre 2007 9 commenti

“Basta con le raccomandazioni”. La scritta fatta a pennello, di un rosso che aveva visto ormai troppe stagioni, dominava la grande parete lungo la scalinata esterna di accesso al liceo Morea. E la notai subito con qualche preoccupazione, il primo giorno del IV ginnasio.

Oggi, pensare a quali ingiustizie si celassero dietro quella protesta anonima – una rimandatura non data, o magari un 6 e mezzo che era diventato 8 a fine anno – fa sorridere. Ma purtroppo la pratica del nominativo segnalato, a scavalcare chi quel posto se l’è sudato, non è roba da ragazzini. Anzi, è uno dei malvezzi tipici d’Italia, segno che la corruzione dei costumi intacca anche la serenità delle persone oneste. Come si può allora criticare un povero padre che, stanco di vedere il figlio “mortificato da più di un anno” a vantaggio di cognomi importanti, si rivolge al responsabile di quella scelta sciagurata minacciandolo al telefono che, se non la smette di mettere da parte il figlio, denuncia tutto ai giornalisti?

Dai, Cesare Previti, siamo tutti con te: tuo figlio deve giocare titolare!